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inpartibusinfidelium
ERESIE CONGETTURE DUBBI MEMORIE dalla parte degli infedeli

"IN PARTIBUS INFIDELIUM"

dedicato a Leonardo Sciascia

"a futura memoria, se la memoria ha un futuro"

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10 maggio 2010
politica estera
Impazza la polemica nell'ebraismo europeo e internazionale: appelli & contrappelli + Daniel Pipes

"Con Israele, con la ragione": una risposta a JCall - sostenetela

 

Cari amici,
nei giorni scorsi, un gruppo di intellettuali francesi ebrei ha promosso un appello (JCall - "Appello alla ragione"), che è sostanzialmente un invito a Israele ad arrendersi.
L'appello di JCall fa parte della grande ondata di delegittimazione dello Stato d'Israele e della sua politica.
Noi abbiamo risposto con la forza della vere ragioni, le ragioni di Israele, e vogliamo che il numero e la qualità dei nostri firmatari dimostrino che esiste un grande movimento d'opinione che difende Israele, in Europa e nel mondo.
Questo che segue è il nostro appello "Con Israele, con la ragione", che vi prego di firmare e di diffondere il più possibile tramite i vostri contatti (il testo è in italiano e in inglese e sta per essere tradotto in francese), per raggiugere quanto prima il nostro obiettivo.


                               FIRMA L'APPELLO "CON ISRAELE, CON LA RAGIONE"

Prime firme:

Fiamma Nirenstein (giornalista e deputato), Giuliano Ferrara (direttore de Il Foglio), Paolo Mieli (presidente Rcs Libri, ex direttore del Corriere della Sera), Angelo Pezzana (giornalista, informazionecorretta.com e Libero), Ugo Volli (semiologo, Università di Torino), Shmuel Trigano (professore, Universités à Paris X-Nanterre), Giorgio Israel (Università La Sapienza), Giulio Meotti (giornalista, Il Foglio), Gianni Vernetti (deputato, ex Sottosegretario agli Esteri), Susanna Nirenstein (giornalista), Peppino Caldarola (giornalista), Alain Elkann (scrittore, consigliere Ministero Beni Culturali), Carlo Panella (giornalista, Il Foglio), Emanuele Ottolenghi (Senior Fellow, Foundation for the Defense of Democracies), Daniele Scalise (giornalista), Giancarlo Loquenzi (Direttore, l’Occidentale), Edoardo Tabasso (professore, Università di Firenze), Leonardo Tirabassi (presidente Circolo dei Liberi Firenze, Fondazione Magna Carta), Giacomo Kahn (Direttore mensile Shalom), Magdi Al lam (parlamentare europeo), Luigi Compagna (senatore), David Cassuto (ex vicesindaco di Gerusalemme), Riccardo Pacifici (presidente Comunità Ebraica di Roma), Anita Friedman (Associazione Appuntamento a Gerusalemme), Leone Paserman (presidente della fondazione Museo della Shoah di Roma), Massimo Polledri (deputato), Enrico Pianetta (deputato, Presidente Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele), Alessandro Pagano (deputato), Renato Farina (deputato), Marco Zacchera (deputato), gennaro malgieri (deputato), Dore Gold (President, Jerusalem Center for Public Affairs, former Ambassador of Israel to the UN), Norman Podhoretz (Writer, Editor-at-Large, Commentary Magazine), Michael Ledeen (Freedom Scholar, Foundation for Defense of Democracies), Barbara Ledeen (senior advisor, The Israel Project), Phyllis Chesler (Emerita Professor of Psychology and Women's Studies, City University of New York), Nina Rosenwald (Editor-in-Chief, www.hudson-ny.o rg), Harold Rhode (esperto di Medioriente, ex Pentagono) Caroline Glick (editorialista, Jerusalem Post), Rafael Bardaji (Foreign Policy director, FAES Foundation), Raffaele Sassun (Presidente Keren Kayemeth LeIsrael Italia), Max Singer (a founder and Senior Fellow, Hudson Institute), George and Annabelle Weidenfeld (President, Institute for Strategic Dialogue), Anna Borioni, (associazione Appuntamento a Gerusalemme), Efraim Inbar (Director, Begin-Sadat Center for Strategic Studies), Zvi Mazel (former Ambassador of Israel to Egypt and Sweden), George Jochnowitz (Professor emeritus of Linguistics, College of Staten Island)



                                    "CON ISRAELE, CON LA RAGIONE"

L’aggressione a Israele dei firmatari del documento Jcall è ispirata da una visione miope della storia del conflitto arabo-israeliano, da una mancanza di percezione chiara del pericolo che Israele corre oggi di fronte a un grande attacco fisico e morale. E’ addirittura incredibile che personaggi intelligenti e colti come Alain Finkelkraut e Bernard-Henri Levy, invece di occuparsi dell’Iran che ben presto terrà tutto il mondo nel raggio della minaccia della sua bomba atomica, bamboleggino con l’idea che Benjamin Netanyahu sia il vero ostacolo alla pace, che l’impedimento essenziale per giungere a una risoluzione del conflitto sia un ipotetico, riprovevole atteggiamento israeliano. Sembra che gli intellettuali firmatari ignorino la realtà e inoltre che se ne infischino del contributo che il loro documento darà e sta già dando al movimento di delegittimazione senza precedenti che minaccia concretamente la vita di Israele.

Voler spingere Israele a concessioni territoriali senza contraccambio significa semplicemente consegnarsi nelle mani del nemico senza nessuna garanzia: lo sgombero di Gaza, compiuto senza trattativa, ha portato risultati disastrosi, il territorio lasciato dagli abitanti di Gush Katif è diventato un’unica rampa di lancio per missili e terroristi; la trattativa di Ehud Barak, intesa a cedere a Arafat praticamente tutto quello che chiedeva, portò semplicemente all’orrore della seconda Intifada, con i suoi duemila morti uccisi da attentati suicidi. Lo sgombero della fascia meridionale del Libano nel 2000 ha rafforzato gli Hezbollah, li ha riempiti di missili, ha condotto alla guerra del 2006.

Alain Finkelkraut, Bernard-Henri Levy e i loro amici sostengono di preoccuparsi per il futuro e la sicurezza d’Israele, ma di fatto ignorano l’elemento basilare che ha impedito ai processi di pace di andare in porto, ovvero il rifiuto arabo e palestinese di riconoscere l’esistenza stessa dello Stato d’Israele come dato permanente nell’area. Basterebbe che ogni mattina leggessero la stampa palestinese e araba e se ne renderebbero conto. Nessuna concessione territoriale di quelle che gli intellettuali francesi sembrano desiderare con tanta energia può garantire la pace, ma solo una rivoluzione culturale nel mondo arabo. E nessuno la chiede, nemmeno Obama che invece preme solo su Israele. E’ divenuta la moda di questo tempo.

L’attacco a Netanyahu che si legge nell’appello di Jcall è volto a destrutturare la sua coalizione di destra. Ma la realtà è che non è mai contato nulla che un governo israeliano fosse di destra o di sinistra: i Palestinesi hanno sempre comunque rifiutato ogni proposta di pace.

Ma che Israele diventi ancora più piccolo non servirà a niente finché Abu Mazen non rinuncerà a intitolare le piazze al nome dell’arciterrorista Yehiya Ayash, finché il mondo palestinese non smetterà di distribuire caramelle quando viene ucciso un ragazzo ebreo in qualche ristorante, finché non accetterà la richiesta davvero minimalista di Netanyahu di riconoscere che lo Stato di Israele è lo Stato del popolo ebraico.

Sembrano ignorare questo dato evidente anche gli intellettuali israeliani che hanno firmato un documento addirittura contro il premio Nobel Elie Wiesel che ha scritto una nobilissima lettera in sostegno di Gerusalemme come patria morale e storica del popolo ebraico.

E’ una triste epidemia perbenista, con la quale probabilmente si pensa di fornire un po’ d’ossigeno ai movimenti pacifisti che in questi anni non ha saputo altro che fallire ripetutamente sullo scoglio della cultura dell’odio islamista e contribuire alla diffamazione di Israele. Ma non si arriverà a nessun processo di pace (e le generose offerte di Olmert rifiutate da Abu Mazen ne fanno fede) finché una larga parte del mondo non smetterà di sperare che la distruzione di Israele sia dietro l’angolo, sulla scia della nuova eccitazione islamista dell’Iran e dei suoi amici Siria, Hezbollah, Hamas tutti sempre più armati di armi letali, e non solamente di vane parole, come i firmatari dell’”appello alla ragione”. Ma anche le parole possono uccidere e distruggere.

Non ci sfugge, di fronte a una così evidente ignoranza della politica della mano tesa di Netanyahu con il discorso di Bar Ilan e il congelamento di dieci mesi degli insediamenti, lo sblocco di molti check point e la promozione di importanti misure per agevolare l’economia palestinese, che sia presente nel “documento Finkelkraut” un traino obamista, un perbenismo da salotto buono cui spesso gli intellettuali non sanno dire no. Esso mette i nemici di Israele, e sono più di sempre e più agguerriti, nella condizione di delegittimare e attaccare lo Stato ebraico, dicendo: “Anche molti ebrei sono dalla nostra parte”. Se questo era lo scopo dei firmatari, lo hanno raggiunto.

 

 
 

 

 



                               
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L'AP celebra i terroristi che uccidono gli israeliani

di Daniel Pipes
3 maggio 2010

Se il governo americano ripone in Mahmoud Abbas e nell'Autorità palestinese (Ap) una fiducia che rasenta il mistero, alcuni di noi li considerano semplicemente dei "bravi terroristi" (bravi perché sono disposti a sedersi al tavolo negoziale con Israele) al contrario dei "cattivi terroristi" di Hamas (cattivi perché non sono disposti a negoziare).

E poi arriva Palestinian Media Watch (Pmw) a dimostrare che abbiamo ragione, pubblicando oggi un sorprendente compendio di tributi resi dall'Ap a una lunga lista di assassini. Il rapporto dal titolo "Dai terroristi ai modelli di comportamento: l'istituzionalizzazione dell'incitamento da parte dell'Ap" spiega nel suo sommario che "la politica dell'Ap di intitolare le scuole, i campi estivi, gli eventi sportivi, le strade e le cerimonie alla memoria di terroristi mina sostanzialmente la possibilità di percorrere la strada della pace". Scritto da Itamar Marcus, Nan Jacques Zilberdik, Barbara Crook e dallo staff di Pmw, il documento afferma con accurati dettagli l'esaltazione di alcuni degli individui più cattivi degli ultimi anni.

Prendiamo l'esempio di Dalal Mughrabi, la diciannovenne che nel marzo 1978 fu responsabile del "Massacro della strada costiera" in cui rimasero uccisi 37 civili nel dirottamento di un autobus che ha fatto più vittime israeliane di ogni altro attacco terroristico palestinese. Il suo abominevole nome è stato immortalato intitolando alla sua memoria

Due scuole elementari, una scuola materna, un centro informatico, dei campi scuola, dei tornei di calcio, un centro sociale, una squadra sportiva, una piazza pubblica, una strada, un corso elettorale, un corso d'istruzione per adulti, un circolo universitario, un corpo di ballo, un'unità militare, un dormitorio in un centro giovanile, delle serie TV, una squadra di un quiz televisivo e una cerimonia di laurea.

Il rapporto redatto da Palestinian Media Watch include 100 esempi di casi intitolati alla memoria di 46 terroristi, 26 dei quali sono stati segnalati nei media palestinesi solamente nei primi quattro mesi del 2010. Il resoconto rende vivido l'impatto di questi tributi resi intitolando qualcosa alla memoria di terroristi, immaginando un bambino palestinese che

Può andare a scuola lungo la strada intitolata alla memoria del terrorista Abu Jihad, che ha pianificato il dirottamento di un autobus in cui hanno perso la vita 37 persone; può trascorrere la giornata a studiare in una scuola intitolata ad Ahmad Yassin, il fondatore di Hamas; nel pomeriggio può giocare a calcio in un torneo intitolato alla memoria del terrorista suicida Abdel Baset Odeh, che ha ucciso 31 persone e può finire la sua giornata in un centro giovanile intitolato al terrorista Abu Iyad, responsabile dell'uccisione degli 11 atleti della nazionale olimpica israeliana a Monaco.

Né la glorificazione della violenza da parte dell'Ap è limitata agli assassini palestinesi: "Il ribelle iracheno Ali Al-Naamani ha commesso il suo primo attacco suicida in Iraq, uccidendo 4 soldati americani. I palestinesi gli hanno intitolato una piazza nel centro di Jenin. Allo stesso modo, una scuola palestinese e una strada sono intitolate alla memoria di Saddam Hussein.

Se viene messa a confronto col criticismo per esaltare i terroristi, la leadership dell'Ap non mostra alcun pentimento sincero. "Naturalmente vogliamo intitolarle in sua memoria una piazza", dice Abbas riferendosi alla Mughrabi.

Commenti:

1) Lode a Palestinian Media Watch per la sua ampia ricerca.

2) Che cosa ci vorrà per convincere chi prende le decisioni politiche in America in entrambi i partiti che i bravi terroristi sono altrettanto dannosi – e forse anche più operativi – dei cattivi terroristi?

3) L'ammirazione per i terroristi inculcati nei bambini in tenera età in seno alla società palestinese, in definitiva, danneggia più i palestinesi che gli israeliani, abbrutendoli e rendendoli disumani. Grazie a te, Yasser Arafat.

 




permalink | inviato da inpartibusinfidelium il 10/5/2010 alle 13:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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