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ERESIE CONGETTURE DUBBI MEMORIE dalla parte degli infedeli

"IN PARTIBUS INFIDELIUM"

dedicato a Leonardo Sciascia

"a futura memoria, se la memoria ha un futuro"

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15 luglio 2010
POLITICA
P2, P3 e Cosentino
Al direttore - Se la P per la P2 stava per "Propaganda", la P per la nebulosa P3, con tutto il rispetto per l'azionista del Foglio e il Direttore di Rep, al massimo sta per "Pippa". Quanto all'on. Cosentino, plaudo alle sue dimissioni, osservando che se è vero quanto sosteneva Don Benedetto Croce sul sedicente Aeropago degli onesti, pure va detto che le competenze politiche e amministrative dell'on. Cosentino mi sfuggono. Dacciò questo è il vero busillis del Cav: al Governo ci vogliono persone capaci, competenti e preparate e non solo titolari di stock di voti (e clientele).
 
Saluti.

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6 marzo 2009
SOCIETA'
Inganni di Daniel Pipes
 

Gli inganni della Bridges TV

di Daniel Pipes
Jerusalem Post
25 febbraio 2009

In occasione del suo lancio avvenuto nel 2004, nei pressi di Buffalo, nello Stato di New York, l'emittente televisiva musulmana Bridges TV, ha ottenuto l'entusiastico appoggio di Stuart Holliday, media assistant del segretario di Stato Colin Powell: "Plaudo il vostro interesse a promuovere la comprensione e la tolleranza". E così è partita. La TV ha ottenuto altresì l'euforica copertura mediatica, l'acritica reazione accademica e il beneplacito da parte di giganti dello sport come Muhammad Ali e Hakeem Olajuwan

Logo della Bridges TV.

Sin dal principio però la Bridges TV ha costituito una menzogna.

A livello politico, la sua ragion d'essere si è basata sulla fandonia che i musulmani presenti negli Stati Uniti subiscono pregiudizi e sono vittimizzati. Quest'idea nel 2000 ha assunto un'espressione formale quando il Senato ha approvato una risoluzione che inveiva contro la "discriminazione" e la "violenta reazione" ai danni della comunità musulmana americana, un'offensiva menzogna allora e adesso.

A livello ideologico, la TV è stata una truffa, pretendendo di essere moderata quando invece era un altro membro della "lobby wahabita". Appoggiata da qualcuno dei peggiori burocrati islamisti del paese (Nihad Awad, Ibrahim Hooper, Iqbal Yunus, Louay Safi), essa è stata un lupo estremista che ha indossato i panni della pecora moderata.

A livello finanziario, l'emittente televisiva si è venduta agli investitori sulla base di un'immaginaria popolazione di 7-7,4 milioni di musulmani americani, ovvero 2-3 volte l'ammontare complessivo di quella attuale, rendendola non-autosufficiente a livello commerciale fin dal suo primo giorno di programmazione.

E per finire, a livello familiare, la Bridge TV ha preteso di fondarsi su ciò che il critico Zuhdi Jasser definisce "la pubblica partnership coniugale" della coppia fondatrice del canale televisivo. Muzzammil ("Mo") Hassan ha raccontato con orgoglio come sua moglie Aasiya Z. Hassan lo abbia incoraggiato a dar vita alla TV. Egli ne è stato l'indefesso fondatore, responsabile finanziario e del marketing; la donna ha mostrato la sua dedizione alla cultura e agli ideali islamici come direttore dei programmi dell'emittente.

In realtà, come riferisce l'avvocato nominato da Aaasiya per la causa di divorzio, in otto anni di matrimonio la coppia ha avuto "periodicamente degli scontri fisici", e di recente questi ultimi si sono intensificati fino a giungere alle minacce di morte fatte da Muzzammil. Salma Zubair, che dice di essere la sorella di Aaasiya, scrive che la donna "ha vissuto con paura i suoi otto anni di vita coniugale".

Aasiya ha avviato le pratiche di divorzio a causa di un "trattamento crudele e disumano" e il 6 febbraio scorso ha ottenuto un ordine di protezione per costringere Muzzammil a lasciare il tetto coniugale, facendolo infuriare. Secondo il capo della polizia locale, Muzzammil "è tornato a casa, ha preso a pugni le porte e ha rotto una finestra".

Muzzammil Hassan all'esterno degli studi della Bridges TV.

Il 12 febbraio, la coppia si è incontrata negli studi televisivi. Alle 18,30, Muzzammil si è recato alla polizia e ha condotto gli agenti sul luogo del ritrovamento del cadavere della moglie. Quest'ultimo è stato rinvenuto in un corridoio della sede televisiva, decapitato e con ferite multiple da arma da taglio. Gli investigatori accusano Muzzammil dell'omicidio e stanno cercando il coltello utilizzato nel delitto.

Una fonte attendibile mi ha rivelato che – e questa è un'ultima notizia – la polizia ha scoperto che Muzzammil ha ripetutamente detto alla moglie che lei, per la legge islamica, non poteva divorziare. Gli inquirenti riferiscono altresì che Hassan ha dichiarato che Aasiya non può andare in paradiso, essendo stata decapitata.

Il legale di Muzzammil dice che il suo cliente non si dichiarerà colpevole, presumibilmente per infermità mentale.

Si profila una grande battaglia sull'interpretazione di questo crimine: se considerarlo una violenza domestica o un delitto d'onore. Supna Zaidi di Islamist Watch lo definisce come "l'omicidio di una ragazza o di una donna che ha presumibilmente commesso un atto che ha disonorato e imbarazzato la sua famiglia". Questo movente, profondamente estraneo agli occidentali, è di somma importanza nella vita musulmana tradizionale.

In un articolo del Middle East Quarterly, "Are Honor Killings Simply Domestic Violence?", la teorica femminista Phyllis Chesler delinea otto differenze tra questi due concetti, includendo le identità del perpetratore e della vittima, le circostanze dell'omicidio, il grado di violenza gratuita, lo stato mentale dell'omicida e le reazioni della famiglia.

Aasiya è vittima di un delitto passionale o è morta per riabilitare la reputazione della famiglia? È stata una violenza generica o tipicamente musulmana? L'Islamic Society of North America opta per la violenza domestica mentre il presidente per lo Stato di New York della National Organization for Women lo considera un delitto d'onore.

Il delitto della Bridges TV non calza a pennello nessuno dei due modelli, il che sta a indicare che abbiamo bisogno di maggiori informazioni per stabilire la sua esatta natura. Ma dal momento che le forze della correttezza politica premono inevitabilmente per escludere una dimensione islamica dell'omicidio, il movente della reputazione familiare è quella che rimane valido. Basta con i piacevoli inganni, è arrivato il momento di dire la cruda verità sulla Bridges TV.


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23 giugno 2008
IL MATTINO & ISRAELE 2

A  IL MATTINO


Caro Direttore,

sul Mattino del 19 giugno, il capo della Redazione Esteri, Dr. Francesco Romanetti, ha avuto l'imprudenza di scrivere che Israele ha una potente e collaudata macchina propagandistica (sic!), molto più potente di quella di Hamas e, in sostanza, dell'ANP, dei palestinesi e degli arabi.

E' un'affermazione destituita di ogni fondamento, come sanno bene gli amici e i sostenitori d'Israele, che infatti rimproverano a Israele di non saper propagandare in modo efficace le proprie ragioni sui Media internazionali.

Forse al Dr. Romanetti gli è sfuggito che tantissime volte alcuni delitti perpretati da Israele e dal proprio esercito, - come la propaganda araba e palestinese asseriva e documentava - si sono rivelati dei clamorosi falsi, e basta qui citare il caso della battaglia Jenin.

Colgo quindi l'occasione, caro Direttore, per esortare il Dr. Romanetti a non raccontare fandonie e nello stesso tempo sarei curioso di sapere come mai IL MATTINO ha affidato al giornalista Michele Giorgio l'incarico di narrare ai lettori le vicende del conflitto israelopalestinese, incarico che egli svolge con punte di faziosità e di acrimonia contro Israele che lasciano basiti: infatti il Sig. Giorgio, oltre ad essere un giornalista che scrive anche su IL MANIFESTO (che è decisamente contro Israele, con punte di antisionismo e talvolta di antisemitismo), è stato firmatario di un Appello per la rifondazione del comunismo in Italia: e tutti sanno qual'è l'atteggiamento dei comunisti nei confronti d'Israele...

Insomma caro Direttore Orfeo: che ci fa il Sig. Michele Giorgio al Mattino?

Cordiali saluti.
GN


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28 novembre 2007
PER FARSI MALE....
Riceviamo, pubblichiamo ma disapproviamo.
i blogger
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Zero News #1 - 27 novembre 2007 -
www.zerofilm.info

Un grazie a tutti coloro che con il loro sostegno, economico ma non solo, hanno permesso la realizzazione e la presentazione al Festival del Cinema di Roma di “Zero - Inchiesta sul 9-11”. Senza di voi, un vero e proprio movimento di opinione pubblica che ha risposto al nostro appello, non sarebbe mai avvenuta la massiccia invasione nei mass media che abbiamo riscontrato con il film e con il libro omonimo. Soprattutto non sarebbe stato possibile lo sdoganamento di un tema che per troppo tempo è stato un tabù. Grazie di cuore.
Ha mosso i primi passi un gruppo di amanti della verità, il “Gruppo Zero”, che continuerà la sua esperienza nel futuro. Sul sito di Zero e su quello dell’associazione
Megachip troverete da qui in avanti tutte le novità sulla distribuzione del film e gli aggiornamenti circa il proseguio della nostra avventura.

= Inizia la distribuzione indipendente di “Zero”. Come collaborare per organizzare proiezioni e incontri

Si è conclusa la fase di realizzazione del film documentario “Zero - Inchiesta sull’11 settembre” ed è iniziata la distribuzione indipendente del film in tutta Italia. Uno sforzo impegnativo, per il quale sarà fondamentale anche il supporto organizzativo di singoli, gruppi e associazioni, così come fondamentale è stato il ruolo delle centinaia di coproduttori nel finanziare il progetto.
Oltre alla semplice visione del documentario si potranno organizzare anche dibattiti e incontri con gli autori del film: Giulietto Chiesa, i registi Franco Fracassi e Francesco Trento, il produttore Thomas Torelli e altri che hanno lavorato all’inchiesta.
Le proiezioni saranno necessariamente a pagamento per garantire il finanziamento indispensabile alle attività di distribuzione, promozione e supporto organizzativo.
Se la vostra realtà è interessata a ospitare una proiezione, vi chiediamo di indicarci:

  • Un breve profilo della stessa
  • Indirizzo, capienza e tipologia del luogo previsto per la proiezione (sala cinematografica, teatro, altro)
  • Il numero indicativo di persone che si prevede di poter coinvolgere
  • Le date indicative per la proiezione
  • Eventuali modalità di promozione e pubblicizzazione dell’evento

Una volta acquisita la richiesta ci metteremo in contatto con voi per definire gli aspetti tecnici ed economici.
Il nostro più sincero ringraziamento per l’aiuto che vorrete continuare a fornirci.

= Si è conclusa la fase di coproduzione di “Zero”

La fase di coproduzione è ufficialmente terminata. Tutte le quote disponibili sono state distribuite. Da questo momento in poi sarà possibile solo contribuire con donazioni. Riscontriamo diversi bonifici a cui non è seguita la sigla di alcun contratto da parte del coproduttore. tuttavia il budget del film deve essere chiuso. Dopo il 15 novembre tutti i bonifici a cui non segue la richiesta di siglare il contratto verranno considerati donazioni. Pubblicheremo quanto prima sul sito un elenco dei coproduttori, che verrà via via aggiornato fino ad essere del tutto esaustivo.

= Online il nuovo sito di “Zero”

Nel sito completamente rinnovato: le rassegne stampa e video della presentazione alla Festa del Cinema di Roma, il calendario delle proiezioni e degli incontri, la locandina del film, le opinioni dei coproduttori dopo la prima di Zero, la bibliografia sull'11 settembre, una pagina dedicata al libro "Zero. Perchè la versione ufficiale sull'11 settembre è un falso" con l'introduzione di Giulietto Chiesa, il video dell’intervento di Robert Mcilvaine - padre di Robert Jr vittima nell’attentato dell’11 settembre, tra gli intervistati di ZERO - al Maurizio Costanzo Show, e molto altro.

= Proiezioni e incontri

Roma - 1 Dicembre
Giulietto Chiesa presenta il libro "Zero. Perchè la versione ufficiale sull'11 settembre è un falso".
Saranno presenti oltre all'autore: Tommaso di Francesco, Franco Ottaviano, Nella Ginatempo e Claudio Giangiacomo.
Nell'occasione verrà inaugurata la mostra di foto e quadri " Siamo noi la storia?" di Melo Franchina. Sarà presentata la legge di iniziativa popolare per "liberare l'Italia da accordi segreti, basi e servitù militari". A cura di Rete Disarmiamoli - Rete Sempre controlaguerra - Mondo senza guerre/Partito Umanista - Sinistra Critica - Megachip

= Dicono di Zero

“Ne esce è una sequenza di contraddizioni, lacune, omissioni, di impressionante gravità”
Il Corriere della Sera

“Per due ore, le voci del Nobel Dario Fo, di Lella Costa e Moni Ovadia fanno da raccordo a immagini e testimonianze che aggrediscono la versione ufficiale, riducendola a una barzelletta per gonzi”
La Repubblica

“Potente film inchiesta sull'11 settembre che ha sconvolto l'uditorio romano e 'guastato' la Festa, riportando la cronaca nell'alveo dello spettacolo”
L'Unità

“Un grande film”
Robert McIlvaine, membro dell'associazione delle famiglie delle vittime dell'11/9

“La bomba della Festa del Cinema si chiama Zero. Un documentario incendiario. Un ottimo lavoro dal punto di vista cinematografico. Il ritmo è incalzante... hanno imparato la lezione del documentario americano: si può intrattenere e informare con la stessa potenza drammaturgica”
Il Messaggero

“La tragedia dell'11/9 è un argomento sempre di attualità. A ragionare su questo tema ci aiuta Zero”
Tg1

“C'è un'idea di metodo forte. Una grande lucidità e determinazione, una grande nitidezza di pensiero”
Mario Sesti, direttore della sezione “Extra” della Festa del Cinema di Roma

“Un'inchiesta giornalistica rigorosa”
Il Quotidiano della Sera

= Notizie

11 settembre e gole profonde. Giulietto Chiesa risponde a Umberto Eco e Carlo Bonini

“Zero - Inchiesta sull’11 Settembre” in concorso alla Festa del Cinema di Roma

11 settembre, il boomerang degli anti-complottisti

11 settembre, riappare il fantasma di mezzanotte

Che c’entra il negazionismo con l’11 settembre? Complotti, complottisti e “anime belle”

22 novembre 2007
Un nuovo caso Dreyfus?

Come il caso Dreyfus


David Frum (American Enterprise Institute)
sul falso video di Mohammad Al-Dura (IL FOGLIO 21/11/2007)
 
Quella che sto per raccontarvi è la storia di un falso. Tutto iniziò quando alcuni falsari decisero di fomentare l’odio contro gli ebrei e lo stato d’Israele (e, per molti versi, ci sono riusciti). Il falso è un videoclip di appena 55 secondi, il cui intento è quello di mostrare la tragica fucilazione di un dodicenne a un incrocio stradale a Gaza, a seguito di una strana imboscata palestinese contro un avamposto israeliano. Il video fu trasmesso dall’emittente tv France 2 il 30 settembre 2000 con un resoconto di Charles Enderlin, uno dei volti più noti del giornalismo televisivo francese. Dopodiché, il giovane protagonista del filmato – Mohammad al Dura – è diventato il simbolo della crudeltà israeliana, contro cui nessuna rappresaglia può essere troppo raccapricciante. Il corpo disteso di al Dura campeggia sui video di scontri finalizzati alla propaganda, sugli schermi televisivi durante le teleprediche, persino su un francobollo egiziano.
 
In questi anni, tuttavia, sono state raccolte prove su prove a sostegno di un’altra tesi: la fucilazione di al Dura fu una messinscena.
 
Infatti:
 
a) i 55 secondi di filmato trasmessi da France 2 non rappresentano una sequenza continua, bensì un collage di 6 frammenti distinti, goffamente rabberciati e poi montati;
 
b) nessun fotogramma mostra l’effettiva fucilazione del ragazzo, né si vede alcuna goccia di sangue, né l’uomo accenna a muoversi verso suo figlio;
 
c) la folla sullo sfondo grida “E’ morto!” prima che il giovane cada a terra. A dispetto delle ipotesi per cui il ragazzo sarebbe stato colpito all’addome, nel video si vede al Dura intento a coprirsi gli occhi con le mani;
 
d) in un video dell’incidente girato da altri operatori si vedono alcuni passanti camminare indifferenti tra padre e figlio accovacciati e la postazione israeliana da cui sarebbe partito il fuoco;
 
e) sempre in questo video si vede un cameraman accovacciato dietro all’uomo e al ragazzo;
 
f) pur sostenendo di essere in possesso del filmato integrale della fucilazione, della durata di 27 minuti, i responsabili di France 2 si sono rifiutati di diffonderlo.
 
A tutt’oggi, sebbene la vicenda sia oggetto di contenzioso, l’emittente non ha potuto produrre in tribunale il filmato integrale a partire dal quale il servizio è stato confezionato. Lo stesso Enderlin, che pure ha curato il reportage e ne ha garantito la veridicità, quel giorno non si trovava sul posto, bensì a Ramallah, in qualità di corrispondente dalla Cisgiordania.
 
La sequenza è stata realizzata da un operatore free-lance di origini palestinesi, Talal Abu-Rahma. Nel 2003, un americano scettico riguardo al video dell’assassinio di al Dura (Richard Landes, professore di storia medievale alla Boston University, ndt) convinse Enderlin a mostrargli alcuni spezzoni del filmato integrale girato quel fatidico giorno da Abu-Rahma. Guardando il video con Enderlin e al sottoscritto, un cameraman israeliano dell’emittente France 2 si lasciò sfuggire, di punto in bianco, una risatina. Quando gliene chiesi ragione, rispose: “Sembra così artefatto!”. Al che Enderlin soggiunse: “Oh, fanno sempre così. E’ il loro imprinting culturale. Esagerano”. “La battaglia del mio popolo”

Ma Rahma non stava esagerando. Sapeva perfettamente quel che stava facendo. E nel 2001, in Marocco, subito dopo aver ricevuto un premio per il suo lavoro, egli stesso confessò a un cronista: “Sono entrato nel mondo del giornalismo per promuovere la battaglia del mio popolo”.
 
Forse per compassione, per pigrizia o per vanità, Enderlin ha messo la sua credibilità alla mercé del bluff di Rahma.
 
L’anno scorso, quando Philippe Karsenty, presidente dell’ente di controllo sui mezzi d’informazione “Media Ratings”, stigmatizzò il reportage di Enderlin, quest’ultimo lo citò per diffamazione. E vinse la causa, perché l’allora presidente Jacques Chirac intervenne direttamente nella vicenda. Il giudice ha condannato il critico francese al pagamento simbolico di un euro soltanto.
 
La scorsa settimana si è tenuta in un tribunale di Parigi la prima udienza d’appello. E’ bene ricordare che, in questo caso, sono Enderlin e TV2 ad avere sporto querela. I falsari, cioè, stanno tentando di sfruttare i tribunali per mettere a tacere i propri critici.
 
Difficile non scorgere numerose affinità con un altro celebre falso, che pure coinvolse quasi tutti i maggiori esponenti del governo francese: l’affare Dreyfus. Anche allora buona parte del governo d’Oltralpe distolse lo sguardo da una congiura antisemita. Anche allora i falsari si avvalsero della legge anti-diffamazione per tentare di mettere a tacere il loro critico numero uno, Emile Zola.
 
Qualcosa è cambiato, va da sé, dopo oltre un secolo. Lo stesso Enderlin, difatti, è ebreo. Almeno di questo, all’antisemitismo contemporaneo va reso merito: è una macchina delle pari opportunità, disposta a reclutare gente di qualsiasi razza e background, pur di diffamare gli ebrei e lo stato ebraico.

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permalink | inviato da inpartibusinfidelium il 22/11/2007 alle 15:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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