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inpartibusinfidelium
ERESIE CONGETTURE DUBBI MEMORIE dalla parte degli infedeli

"IN PARTIBUS INFIDELIUM"

dedicato a Leonardo Sciascia

"a futura memoria, se la memoria ha un futuro"

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23 novembre 2009
spettacoli
In ginocchio da Benedetto XVI

Il post di Malvino - www.malvino.ilcannocchiale.it - sugli attori che baciano le mani del Papa confermerebbe l'accusa di accattonaggio mossa dal Ministro Bondi ai medesimi attori, in una famosa lettera sul Foglio (sempre lettere!).

Tuttavia va detto che il Papa, - diversamente dal Ministro della Cultura -  non ha la possibilità di dispensare prebende e finanziamenti per la produzione di film, spettacoli teatrali o di fare nomine di direttori di Enti Teatrali: Egli infatti dispensa il perdono.

E la differenza mi sembra rilevante.


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17 novembre 2009
televisione
In attesa di Anno Zero Tituli: per non dimenticare

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5 novembre 2009
SOCIETA'
Una risposta a Malvino e al Prof Ainis
sostiene il pio Luigi Castaldi, che le argomentazioni del giurista Ainis sono ineccepibili.
Premesso che ritengo meglio che il crocifisso non sia esposto in nessun luogo pubblico, vengo ad Ainis.

1) il crocifisso è stato ed è anche un simbolo politico: vedi Democrazia Cristiana e l'attuale partito di Pierferdi Casini; è stato anche un simbolo sportivo: vedi la Libertas, associazione sportiva della DC.
2) tutti coloro che si dicono cristiani, non per questo sono cattolici o protestanti o evangelici. Il crocifisso, quindi, non identifica una religione, ma più religioni.
3) l'offesa è un fatto soggettivo e non automatico. Chi professa altra fede o nessuna, non necessariamente si sente offeso. Magari è indifferente. C'è o non c'è, cambia poco o nulla. E chi è cristiano o cattolico? Magari gli fa piacere, ma deve fare un passo indietro. Infine sul punto: l'Ebraismo non ha simboli (a meno che non si esponga l'arca con dentro i rotoli dela Torah), idem l'Islamismo, che si può ovviare con un ritratto di Maometto; forse i buddisti di Nichiren Daishonin, che hanno in casa un piccolo altare con una pergamena. Insomma, metti che passi il principio per il quale si espongono tutti i simboli religiosi degli alunni di una certa classe: ebbene chi professa una religione che non ha simboli, avrebbe il diritto di chiedere che nessun simbolo sia esposto?
4) la supremazia sarebbe acclarata dalla esposizione di un Crocifisso in un'aula scolastica? E perchè, quasi che guardarlo o che sia appeso, significhi automaticamente per lo scolaro ateo o islamico il dovere di professare la confessione del Crocifisso?
Sul resto sono d'accordo.
2 novembre 2009
politica estera
D'Alema Ministro degli Esteri europeo... le perplessità di Fiamma Nirenstein
 

Quell’amicizia con Hezbollah pesa come un macigno

 
Il Giornale, 1 novembre 2009

Massimo D’Alema, commentando ieri l’ipotesi che egli, ex ministro degli esteri italiano diventi ministro degli esteri europeo, secondo Repubblica ha detto una delle sue frasi classiche, quelle in cui da del cretino a un po’ digente: «Una nomina italiana a ministro degli Esteri d’Europa è una  questione di grande interesse nazionale, non un pastrocchio da piccolointeresse di bottega. Se qualche imbecille non lo capisce, peggio perlui». Ha ragione. E io sono, mi sembra, fra questi imbecilli. Unascelta per D’Alema implica una quantità di piani politico-ideologici:parla di scelte che riguardano la politica italiana; di Weltanschauung,la sua visione del mondo; delle attuali scelte degli italiani perl’Europa. Non c’è dunque solo la questione che è stata maggiormentemessa in rilievo, il segnale di buona volontà fra le parti politiche,la buona novella che quando si tratta dell’ interesse nazionale si devee si può sotterrare un’ascia di guerra ormai insanguinata. Da questopunto di vista sarebbe una buona cosa che tutti concordassero su unacandidatura italiana quale che ne sia la parte politica. Ma c’è dimezzo l’Europa e il messaggio che l’Italia le vuole lanciare in unmomento che non è delicato solo per noi, ma per il Vecchio Continentealla ricerca di ruolo, di spazi, di significato.

Durante lasfortunata discussione che ha portato all’esclusione di Tony Blair dalruolo di premier europeo, il primo ministro ungherese Gordon Bajnail’ha detto chiaramente: forse innanzitutto dovremmo definire ilcontenuto che attribuiamo al ruolo, e poi scegliere l’uomo diconseguenza. Tony Blair è stato, credo, messo da parte per il suoaltissimo profilo, perché la sua storia di sostegno alla guerra inIraq, la sua figura energica e aggiornata nella lotta al terrorismo noncorrisponde a un’attitudine ancora volutamente fumosa e tecnocraticadell’Europa, d i queste 27 nazioni in cerca d’autore che non sannoancora dove sono dirette e quindi scelgono spesso l’ovvio rispetto allapolitica. Data la dinamica per cui la cancellazione di Blair dallapresidenza consente ai socialisti europei la poltrona del ministrodegli esteri, è apparso, fra altri candidati importanti, anche il nomedi D’Alema.

Ora D’Alema ha sicuramente un curriculum straordinarioper le sue qualità di politico e per le magnifiche sorti e progressivedella nostra sinistra: la sua caratterizzazione riguarda, e penso chelui stesso concorderebbe, molto di più il suo spirito che le sue idee,e disegna di fatto un personaggio molto peculiare, con tratti che lorendono contrapposto a quelli che potrebbero essere oggi i fini idealidell’Italia in Europa. L’attuale elettore del governo in carica ènettamente atlantista, la politica estera che suggerisce nasce incontrapposizione netta con quella del governo Prodi e con quella diD’Alema; rompe, anche se ha un grande i nteresse per il mondo arabo eper il Mediterraneo e vi costruisce alleanze, con la antica politicaandreottiana, la sua politica non è di «equivicinanza», come tantevolte ha proclamato D’Alema, perché non ci può essere la stessadistanza con una democrazia e con una dittatura.

L’anno scorso a unconvegno dell’Aspen il ministro Franco Frattini e Massimo D’Alemaebbero a discutere della questione israeliano-palestinese: il fine eradue stati per due popoli, ma Frattini aveva un’evidente propensione aconsiderare Israele parte del suo, del nostro paesaggio interiore e ipalestinesi responsabili di ogni futuro sviluppo di un processo dipace, mentre per D’Alema cadeva su Israele tutto l’onere della pace esui palestinesi brillava la stella dell’innocenza. Per D’Alema Arafat èstato un amico, mai ha condannato le sue responsabilità nell’Intifadadel terrore e del rifiuto di Camp David; il fatto che gli Hezbollahavessero rappresentanti in parlamento li rese per il suo giudizioesenti dall’accusa di terrorismo, e glieli ha fatti scegliere comecompagni nella famosa passeggiata di Beirut dopo la guerra del 2006;icona, mi dispiace, indimenticabile.

Quanto a Hamas, D’Alema conoscele cronache del terrorismo e ne ha certo letto anche la Cartaantisemita, pure ha ripetuto alquanto che occorre dialogarci e pensa diestrarne accordi, di nuovo perché sono stati eletti. Una visioneimpraticabile politicamente nell’era della diffusione di massadell’estremismo islamico; inoltre Hamas proprio per iniziativa italianaè stato collocato nella lista delle organizzazioni terroriste.L’invincibile profonda convinzione di un torto originario di Israele èforse quello che porta D’Alema a chiamare la guerra di difesaisraeliana a Gaza «spedizione punitiva» anche se ha sempre ritenutoinvece che i 500 morti civili serbi sotto le bombe Nato siano statilegati a una guerra giusta, quella voluta anche da lui.

L’Europa hadavanti responsabilità colossa li: l’Iran ci sfida con indicibilearroganza, il terrorismo internazionale e ci inonda di sangue inAfghanistan e in Pakistan, come è accaduto la settimana scorsa, Hamasrifiuta l’accordo don Abu Mazen... se D’Alema sarà il ministro degliEsteri europeo, se vale la speranza che questo ristabilisca qualcheconcordia a casa, una volta che poi egli compia le scelte che gli sonotipiche, stavolta come ministro degli Esteri europeo, non creerà questoinvece un insanabile scontro di visioni del mondo nell’ambitodell’Europa stessa e proprio fra noi italiani?

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permalink | inviato da inpartibusinfidelium il 2/11/2009 alle 14:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
18 settembre 2009
politica interna
Domani per la libertà di stampa (?)

Domani a Roma scenderanno in piazza migliaia di italiani per denunziare che la libertà della informazione è a rischio, per effetto del notorio conflitto d'interessi del Presidente del Consiglio, di fatto monopolista della informazione - RAISET o MEDIARAI - e, quale pretesto contingente, per avere il Berluska citato in giudizio civile l'Unità e la Repubblica, sentendosi il Cav diffamato e calunniato da alcuni articoli e domande pubblicati e rivoltegli.

Per quanto ci riguarda, dubitiamo che la libertà di stampa e di informazione sia a rischio o lesa.
Anzi: denunziamo un eccesso di irresponsabilità da parte di settori dei media e di singoli giornalisti.




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11 febbraio 2009
CULTURA
non capisco
Non capisco.
Non capisco perchè E non è stata ricoverata in un hospice attrezzato per la sua malattia o una struttura come la casa del risveglio De Nigris a Bologna.
Non capisco perchè i genitori - che hanno speso fior di quattrini per le loro battaglie legali - non hanno accolto la figlia dentro la loro casa, assistendola.
Curandola. Consolandola. Alimentandola.
Non capisco.
Non capisco come può un padre affermare: mia figlia mi ha detto, se un giorno dovessi andare in coma, ammazzatemi.
Non capisco.
Non capisco come è stato possibile che alcuni giudici (sempre loro, cazzo!), abbiano dato credito ad un padre.
Non capisco.
Non capisco anche altre cose.
Non capisco.
Non capisco e non voglio capire.

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1 dicembre 2006
DROGA: PROBIRE O LEGALIZZARE?
a IL FOGLIO

Al direttore - Noto che anche lei ha qualche dubbio sulle norme che vietano il consumo di droga. Il che è giusto, se è vero che abbiamo tributato a Milton Friedman gli onori che si meritava. Però, legga un po' cosa scriveva il giornalista americano Ed Reid nel libro "La Mafia" (Parenti, 1952), testo fondamentale sulla Mafia italo-americana e molto lodato da Leonardo Sciascia.
"La Mafia vuole la legalizzazione del gioco d'azzardo. E il gioco d'azzardo viene legalizzato. La Mafia vuole la legalizzazione del consumo di alcolici. E il consumo di alcolici viene legalizzato. La Mafia vuole la legalizzazione della prostituzione. E la prostituzione viene legalizzata. La Mafia vuole la legalizzazione del consumo di droga..."
Chi diffuse l'eroina negli USA? La Mafia, secondo Reid.
E allora qualche dubbio sul "no al proibizionismo" mi sembra quantomeno opportuno.

Cordialmente.

GN



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6 aprile 2006
Guardone di un Capezzone: "bisogna guardare dentro gli oratori"
Dinanzi allo scandalo del Prete pedofilo, il buon Daniel Capezzone (segretario dei Radicali nel Pugno italiani) ha detto (Corsera di today) che bisogna "guardare dentro gli oratori e dentro le parrocchie":
non sapevamo che il Capezzone fosse (anche) un guardone.



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27 marzo 2006
Ancora su Olanda, nazismo, eutanasia.
Ho già scritto ampiamente come la penso. Tuttavia ci sono certe deboli o non convincenti asserzioni sulle differenze con i nazisti, - in particolare dedotte da Malvino e Jimmomo - secondo le quali i nazi uccidevano i bambini contro il loro volere e dei genitori, mentre nella legge olandese c'è il consenso dei genitori (non quello dei bambini).
Invero la domanda resta: hanno i genitori potestà di vita e di morte sui propri figli?
Se li battezzo, sostiene Malvino, perchè io genitore non posso decidere di troncare la vita di mio figlio vedendolo soffrire come una bestia senza speranze di vita?
Sono domande imponenti e allora resta il dubbio: voi avete la certezza che si possa agire così e che sia necessaria una legge, un placet medico e un placet del magistrato.
Io non lo so.
Vi invidio, tutto quà, giacchè non ho eguale certezza.
La verità è che questo dibattito è nato male e sta proseguendo peggio e che non vedo cautela nel ragionamento, ma solo accuse gravissime e infondate da un lato, e argomenti deboli dall'altro x giustificare l'eutanasia.



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1 febbraio 2006
Giuliano Amato e la lobby ebraica
Dunque l'on. Giuliano Amato, discettando di politica estera e commentando la vittoria di Hamas in Palestina, ha detto che la "lobby ebraica" statunitense condiziona la politica dell'Amministrazione Bush (ricordate il Manifesto? I neocons: praticamente ebrei!).

Yasha Reibman, portavoce della Comunità ebraica milanese, in una lettera al Foglio, stigmatizzando l'uso della parola lobby, ha osservato che la maggioranza degli ebrei americani vota democrats, onde ha esortato l'on. Amato a prestare maggiore attenzione alle parole.
Ieri Giorgio Israel, sempre sul Foglio, ha rilevato che quando un esponente della maggioranza, nella specie l'on. Crosetto responsabile del credito di Forza Italia, affermò l'esistenza di una lobby ebraica di banchieri (era il periodo di Fazio eccetera), vi fu un sommovimento generale nella Sinistra - dajje all'antisemita! - mentre, nel caso dell'on. Amato, la cosa è passata sotto silenzio.

Ora, che dire? Innanzitutto eviterei il gioco del paro e dello sparo, limitandomi ad osservare che l'on. Amato è stato superficiale - proprio lui il dottor Sottile - e goffo, giacchè nell'immaginario collettivo, la qual cosa è incredibile che gli sia sfuggita dal senno, la parola lobby associata agli ebrei evoca complotti, orditi, spectre e quant'altro (e non tiriamo in ballo i falsi Protocolli dei Savi di Sion e la propaganda goebbelsiana giusto perchè siamo equilibrati).
E soprattutto: nel caso di specie non è vero, cioè è vero nella misura in cui anche altre lobby o gruppi di pressione, esercitano la loro influenza sull'Amministrazione Bush.
Eppoi, via, l'on. Amato non ricorda la posizione che sosteneva John F. Kerry, lo sfidante di Bush nelle elezioni 2004, su Israele?
Uguali, identiche a quelle di Dubya Bush jr.



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16 settembre 2005
Lettera a L'Unità
Al Direttore de L'Unità
Dr. Antonio Padellaro
Roma
***************************

Egregio Direttore,
non vedrò mai il film di questo Schechter (in allegato all'Unità del 14.09.2005, ndb), giacchè come Michael Moore, questi parteggia per i fascisti islamici e non per chi li combatte.

Mi meraviglia che l'Unità dia spazio a questi venditori di propaganda, dimenticando:
1) il cambio di regime in Iraq fu già elaborato sotto l'Amministrazione del nostro compagno Bill Clinton.
2) nessuno ha mai dubitato che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa.
3) la guerra a Saddam Hussein aveva ben altri presupposti e il suo dannato regime era un'arma di distruzione di massa come sanno i curdi e gli sciiti iracheni.

State attenti a non fare la fine dei socialisti pacifisti francesi: pensavano che con Hitler si poteva trattare (e che la guerra fosse voluta dai guerrafondai ebrei) e finirono nel governo di Vichy.

Distinti saluti.

Giuseppe Nitto, Ds Napoli.



permalink | inviato da il 16/9/2005 alle 17:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
17 giugno 2005
Come combattere la povertà in Africa
Istituto Brino Leoni - Torino

www.brunoleoni.it

Africa: gli aiuti non sconfiggeranno la povertà

“Non e' dando soldi ad elites corrotte ed espropriatrici, ne' cancellando con un colpo di spugna i loro debiti, consentendogli di indebitarsi ulteriormente, che si risolvono i problemi dell'Africa. Bisogna invece aiutare gli africani a scegliere la via di istituzioni che mettano al centro liberta' e responsabilita' individuale, rendendo cosi' possibile lo sviluppo”.

Il seguito sulla homa page dell'Istituto Bruno Leoni...



permalink | inviato da il 17/6/2005 alle 17:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
29 marzo 2005
Sul Foglio del 26 marzo "DELL'OBBEDIENZA": ancora polemiche tra il blogger e l'Elefantino...
Al direttore - "Dell'obbedienza" - o dell'"inchino" del Sen. Andreotti - mi sembra pertinente riflettere su quanto diceva il "cristiano senza Chiesa" (e socialista senza partito) Ignazio Silone, il cui pensiero era (ed è) fuori da qualunque mainstream: "la coscienza viene prima dell'obbedienza" e "Cristo è più grande della Chiesa".
Saluti e tanti auguri di buona Pasqua.
Giuseppe Nitto, Napoli.

Risposta del'Elefantino:
Dispiace per Silone, ma è in pieno mainstream. Silone cristiano è un'invenzione dei laici. Viva Togliatti e l'articolo 7!



permalink | inviato da il 29/3/2005 alle 17:30 | Versione per la stampa
9 marzo 2005
Ora si capisce perchè "Jena - Riccardo Barenghi" è andato a La Stampa di Torino...
Caro Direttore,
tra i tanti "dubbi e misteri", dopo questi ultimi giorni almeno un fatto è certo: anche per le Jene dev'esser stato duro lavorare con Pier, Polo e la Rossanda.
Cordiali saluti. Giuseppe Nitto, Napoli



permalink | inviato da il 9/3/2005 alle 15:3 | Versione per la stampa
22 febbraio 2005
PARADOSSI PACIFISTI: manifestazioni di piazza di ieri e di oggi...
Sebbene svolte circa due anni fa, le riflessioni del filosofo liberal americano Michael Walzer (intervistato da Maurizio Molinari in "la libertà e i suoi nemici", Laterza, 2003) sul Movimento pacifista contro la guerra in Iraq, offrono uno spunto di riflessione di indiscutibile attualità. Walzer infatti disse che la guerra in Irak, forse poteva essere evitata se il Movimento pacifista, invece di scagliarsi contro Bush, si fosse scagliata contro Saddam Hussein.
Come tutti ricordano, la guerra al'Irak ebbe una lunga gestazione. La pressione diplomatica e militare sul Raìs di Baghad fu forte. Tuttavia a quella pressione mancò un pilastro. Quella della opinione pubblica, - definita 2° potenza mondiale - che in maggioranza fu contro la guerra. Che non scese in piazza per un Irak libero da Saddam e i suoi sgherri. Oggi, la medesima opinione pubblica (meno numerosa e rumorosa), scende in piazza per un Iraq libero dalle forze di occupazione. Ma siamo davvero persuasi che manifestazioni oceaniche contro Saddam, non avrebbero provocato nessun effetto? Non è proprio nelle divisioni dell'occidente che Saddam contò (ancora una volta) di farla franca? Per andare all'oggi: coloro che giustamente desiderano la liberazione di Giuliana Sgrena e dell'Irak, non sono sfiorati dal dubbio che se si fossero scagliati contro Saddam, questi avrebbe gettato la spugna, autoesiliandosi? Ecco il paradosso: coloro che scendono in piazza dovrebbero protestare contro se stessi: se c'è stata la guerra e il popolo iracheno soffre; se la Sgrena è stata rapita, è anche una loro responsabilità.
E quindi: continuando a manifestare contro la guerra e l'occupazione irachena, si continuerà ad accreditare l'immagine di un occidente che contro i terroristi è diviso. In questa frattura, prima Saddam, oggi (come ieri) i terroristi, s'infilano con astuzia e indubbia sagacia politica.
Non è affatto casuale che i terroristi non rapiscano giornalisti (pacifisti e non) americani o inglesi, giacchè quelle società di compattano.
La nostra, invece, si divide.



permalink | inviato da il 22/2/2005 alle 13:54 | Versione per la stampa
16 dicembre 2004
Il Presidente Ciampi ha rinviato alle Camere la legge di Riforma dell'Ordinamento Giudiziario...
Come volevano le toghe e i Girotondi morettiani, Ciampi ha rinviato alle Camere la legge sull'Ordinamento Giudiziario.
Si farà un po' di casino, qualcuno esulterà, qualcuno insorgerà, e intanto i Castelli boy's di Via Arenula aggiusteranno la legge e tutto ritornerà come prima.
Tanto casino per niente.



permalink | inviato da il 16/12/2004 alle 17:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 ottobre 2004
Luigi Castaldi & le Parrocchie: un'attrazione fatale o... fetale?
Luigi Castaldi sul suo blog "malvino" - ma anche cartaceamente non ci scherza - commenta cose di chiesa - non certo omelie o ciò che scrivono brufolosi e segaioli seminaristi, ma la dottrina del Sant'Uffizio e i libri del Papa! - e finisce x subire gli scherzi perfidi di GBG, acciochè - visto l'andazzo - sarebbe opportuno che il nostro rediga un bel coccodrillo x quando (tra cent'anni) il Papa salirà in cielo ese lo tenga in memoria nel suo sulfureo pc, fregando GBG e, visto che si trova, anche GF: non si sa mai.
Oseremmo dire, per l'affetto che portiamo all'uomo e la stima che portiamo allo scrittore, che con la Chiesa LC ha un'attrazione fatale.
Un po' come quei pacifisti che parlano solo di guerra e amano stare e lavorare nei teatri di guerra.
Cosa farebbero senza guerra i pacifisti?
Cosa farebbe, o scriverebbe, LC se non ci fosse il Vaticano o un Tettamanzi?
Via, però non siamo perfidi chè LC ci ha abituato a leggere di altro e tanto altro, dandoci orgasmi multipli agli occhi, accompagnandoci verso vette imponenti e discese ardite.
Ma resta l'attrazione... e rimanendo in tema... aggiungiamo "fetale".



permalink | inviato da il 25/10/2004 alle 15:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
20 ottobre 2004
Cronache da Social Forum Europeo di Londra (da IL FOGLIO)
"Londra, ottobre 2004: "Un altro mondo è possibile" non sembra più uno slogan possibile. Chiuse le
porte del Forum sociale europeo di Londra, al no global demotivato (dalla reiterazione di
slogan sentiti troppe volte e dalla gestione verticistica dei ritrovi no-logo) resta in mano
soltanto la ricerca di un’"altra battaglia possibile", come ha detto la movimentista storica
Susan George. "Usciamo dai ritualismi delle urla anticapitaliste, non facciamo più
paura a nessuno", ha aggiunto. Il terzo Forum sociale europeo, infatti, è stato il forum in cui
gli "altermondialisti" hanno scoperto, come ha confessato Raoul-Marc Jennar di Oxfam,
"di non avere una sola battaglia all’attivo" e in cui il fiume equo e solidale ha temuto "di
diventare carsico", per usare le parole di Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo di
Rifondazione comunista e voce ricorrente degli appuntamenti no global. L’"università popolare"
dei Forum, ha detto Agnoletto, deve fare ora "un salto di qualità, agire come soggetto
politico". Il nuovo slogan potrebbe essere "io boicotto": boicottare le benzine dei
paesi impegnati nella guerra in Iraq e le "banche armate" che finanziano il traffico
I temi del Forum vengono ignorati dalla stampa e dai governanti, ha scritto il Guardian
lunedì, sgridando i politici inglesi per lascarsa partecipazione. Ma forse quei temi cominciano
a stancare i no global stessi. Forsesolo Pietro Folena, che propriamente no global
non è, ha trovato "un pozzo di nuove idee" per la sinistra al Forum di Londra.
Fausto Bertinotti invece ha cercato di capire come unificare pragmaticamente "pacifistie no global, lavoratori e sinistra di governo".

"Gli alter-mondialisti cercano un’altra battaglia possibile", titola il Monde. Ma la più vicina
battaglia possibile, quella contro la guerra, avrà anche portato in piazza 100 mila persone contro Tony "Tory"
Blair (così recitava uno slogan), ma rischia di mangiarsi i temi che si rincorrono, da cinque anni, da un forum
all’altro: antiglobalizzazione, ambiente, razzismo, diritti umani, privatizzazione. Viene prima il combattere
contro la guerra o il lottare contro il capitalismo selvaggio? Per Chris Nineham di Globalise Resistance la
guerra e la lotta no global "sono due facce della stessa medaglia", ma per Attac France il tema dell’Iraq è stato
"un pretesto per i governi che hanno catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica" per imporre politiche
iperliberiste. Intanto il leader del Sinn Fein Gerry Adams ha approfittato della platea londinese per dire che "il governo inglese dovrebbe imparare dall’esperienza irlandese che non si può invadere il paese altrui". L’impressione che la periodica ripetizione di appuntamenti identici sia solo uno sforzo logistico sterile sfiora gli stessi organizzatori.

Il terzo Forum sociale è stato infatti funestato da lotte tra "verticali" e "orizzontali", cioè tra sindacati nazionali e comitati ipertrofici, da una parte, e fan della partecipazione dal basso, dall’altra. E’ il movimento che deve andare verso i sindacati o i sindacati verso il movimento? Frances O’Grady delle Union britanniche risponde che "la convergenza è ancora da costruire".

La democrazia partecipativa delle assemblee in cui tutti parlano (e spesso nessuno decide) a Londra non c’era, dicono gli "orizzontali". "I delegati del Forum nelle loro magioni isolate sono uguali ai governanti nelle loro fortezze", hanno urlato i contestatori del gruppo Wombles, mettendo sotto accusa il Socialist Workers Party e il sindaco di Londra Ken Livingstone. Non è servito il rimprovero preventivo del regista Ken Loach, alla vigilia dell’apertura dei lavori: "Se ognuno coltiva il suo orto, il Forum torna nella sua scatola vuota". Gli orizzontali si sono ribellati ugualmente "al centralismo", accusando il Forum di atteggiamento censorio. "Vogliono mettere a tacere il dissenso", ha detto Vittorio Sergi, uno dei due no global italiani "dissidenti" arrestati e poi rilasciati. Sergi, inizialmente accusato di porto d’arma improprio, sostiene di essere stato pedinato dopo "aver denunciato dal palco del Forum la perdita di rappresentatività".
Piero Bernocchi dei Cobas ha definito "intollerabile" il comportamento degli organizzatori.
L’ultima spiaggia per il Forum agonizzante appare ora la sessione di "autoriforma", in programma a Parigi il 18 e il 19 dicembre. Certo non sembra di buon auspicio la dichiarazione del direttore dei programmi Greenpeace di Amsterdam, Bruno Rebelle, che, intervistato da Liberatión, si è lasciato sfuggire uno sconsolato: "Siamo convinti di cambiare il mondo, ma non sappiamo come fare".



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6 ottobre 2004
Napoli: una città pacifista e pacifica... hai voglia!!!!
Caro Direttore,
leggo con stupore sul Suo giornale (3 ottobre) le demenziali dichiarazioni
di tale sociologo Lello Savonardo.
Il nostro, infatti, tralasciando il resto, ha il coraggio di affermare che
"la nostra città metropolitana (Napoli) è una città assolutamente pacifista
e pacifica, multietnica, multiculturale e della tolleranza e grazie a Dio da
sempre".
Ora, mi domando, ma il sociologo in quale città metropolitana vive, quando
Napoli - è triste ma dura realtà! - è una citta per nulla pacifista e
pacifica (magari bastassero le fiaccolate e i cortei!), essendo diffusissimo
un clima di violenza, sia fisica che psicologica; dove si muore per un
cellulare, un motorino e recentemente ci è scappato pure un morto decapitato
come accade in Iraq e in ultimo un tentativo di rapimento di una bambina.
Lasciamo perdere la camorra e le camorre legali, le aggressioni ai
rappresentanti delle istituzioni, i funerali commoventi dei rapinatori, la
Sindaca che solidarizza con le famiglie degli assassini e dimentichiamo
questa ipocrisia insulsa della multietnicità/multiculturalità, precisando
tuttavia che su un punto il sociologo ha indubitamente ragione: Napoli è
sicuramente la città della tolleranza: tolleranza della illegalità, della
violenza, dei soprusi e della prevaricazione.



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6 ottobre 2004
Laurea Honoris causa alle 2 Simone??!!
Caro Direttore,
apprendo dal Corriere del Mezzogiorno che alcuni docenti dell'Istituto
Universitario Suor Orsola Benincasa vorrebbero consegnare alle ormai famose
"2 Simone", la laurea Honoris Causa, una per ciascuna.
Pensavo fosse uno scherzo, per giunta grottesco, ma dopo l'autorevole
intervento del Prof. Benedetto Craveri (Preside della Facoltà di Lettere del
medesimo Ateneo) ho ahimè capito che non era uno scherzo.
Per quel che vale, vorrei esprimere attraverso il Suo giornale la mia
contrarietà e la mia indignazione per una proposta siffatta e bislacca,
concordando totalmente con quanto ha detto il Prof. Craveri: "non ricorrono
meriti scientifici... sono trovate di chi non ha nulla da fare".



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