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inpartibusinfidelium
ERESIE CONGETTURE DUBBI MEMORIE dalla parte degli infedeli

"IN PARTIBUS INFIDELIUM"

dedicato a Leonardo Sciascia

"a futura memoria, se la memoria ha un futuro"

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27 ottobre 2010
politica estera
Pannella ci riprova con Tareq Aziz

Marco Pannella dopo Saddam Hussein ci riprova con Tareq Aziz, condannato a morte come il suo Rais. Condividendo l'esecrabilità della condanna, non condivido la posizione di Pannella quando sostiene che, eseguendo la sentenza, si vuole far tacere l'ex Ministro degli Esteri iracheno per impedirgli, come per Saddam, di svelare che la guerra voluta soprattutto da Bush jr. & Blair poteva essere evitata in quanto Saddam si era rassegnato a dimettersi e ad avviarsi all'esilio. Per quanto ricordo, il dittatore iracheno e i suoi sgherri, non avevano nessuna intenzione di lasciare il potere e andare in esilio: essi pensavano infatti che la guerra si sarebbe trasformata in una disfatta per la coalizione dei volenterosi e che l'Irak sarebbe stato difeso dai paesi amici.

La disfatta non c'è stata e i paesi amici si è visto: l'Iran, acerrimo nemico dei sunniti iracheni, ha lasciato fare e i soli che sono accorsi in soccorso di Saddam sono stati i terroristi racimolati da Bin Laden, assassini di migliaia di iracheni (Wikileaks docet!) e sconfitti dal surge del Generale David Petraus.

Pannella è quindi vittima di un tipico wishful thinking: la campagna "Saddam in esilio e Irak libero" non ebbe esito favorevole non per colpa di Bush jr. e Blair, e Tareq Aziz non ha nessun segreto da svelare e, in ogni caso, nessuna credibilità.


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8 settembre 2010
letteratura
E' etico pubblicare con Mondadori?
 
Il dibattito provocato dal teologo e commercialista Mancuso: "è etico scrivere per la casa editrice di proprietà del Cavalier Berlusconi, visto peraltro il condono fiscale di cui ha goduto?", è stucchevole.
 
Un pluaso tuttavia lo merita il Fondatore di Repubblica, che pubblica senza problemi i propri saggi con Einaudi, casa editrice sempre riconducibile all'odiato Cavaliere.
 
D'altro canto la figlia di Scalfari, l'ottima giornalista Donata, lavora da svariati anni per il TG5 di Mediaset, senza che ciò abbia provocato chissà quale scandalo o attrito con il più famoso padre.
 
Tutti teniamo famiglia.



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18 agosto 2010
sentimenti
Cossiga & Moro
 
 
La volontà del Presidente Emerito Francesco Cossiga sulle sue esequie, mi ricorda molto quella di Aldo Moro. Cossiga tuttavia non ha voluto emulare Moro, come una sorta di espiazione post-mortem per ragioni intuibili, ma imitarlo, condividendo con Moro, nel momento dell'addio, un cristianesimo glabro, discreto, senza fanfare, senza cerimoniali, senza retorica, silenzioso e di raccolta preghiera.
 
Dopo cotante vite, ecco come ci si presenta innanzi a Cristo!
 

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25 maggio 2010
diritti
INTERCEPTOR, la nuova mania degli italiani (!?)
 
A proposito di intercettazioni, ho trovato pertinente e attuale, questa illuminante osservazione di Wilhelm von Humboldt, filosofo e uomo politico tedesco (1767 - 1835): "(...) nella persecuzione dei reati lo Stato deve usare ogni mezzo idoneo: ma non quelli per cui il cittadino semplicemente sospetto venga trattato come un malfattore, nè di quelli che renderebbero lo Stato colpevole di atti immorali" ('Saggio sui limiti', citato in "Processo alla Giustizia" di Achille Battaglia, Laterza, 1954).
 
Vaglielo a spiegare a Ezio Mauro, Travaglio & Co.
 

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11 maggio 2010
consumi
C'è casa e casa

E le case dell'Eroe?

Tutto tacque, tutto tace e tutto tacerà.

 

17 dicembre 2009
politica interna
L'odio per Berlusconi ha radici antiche...

L'invito delle più alte cariche dello Stato ad abbassare i toni dopo l'evento milanese, non esime dal dire chi sono coloro che da decenni fomentano un odio irriducibile e personale nei confronti di Berlusconi.

Infatti per chi non ha la memoria corta, l'odio non comincia affatto con la discesa in campo del '94, ma sin da quando il Cavaliere s'impose come tycoon televisivo - scatenando le reazioni allarmate e moraliste di una buona parte della DC e del PCI, nonchè della nota lobby di Repubblica Espresso - e come presidente del Milan, allorquando fece del club meneghino la squadra di football più forte del mondo, nonostante fosse stato deriso dai più.

Naturalmente l'odio, e con esso l'invidia, salì allo zenith quando Berlusconi fu associato a Craxi e viceversa (Decreto del governo contro l'oscuramento delle reti Fininvest), tant'è che chi odiava "il cinghialone" erano gli stessi che odiavano l'uomo di Arcore: la battaglia di Segrate fece il resto.

A ciò si aggiungano le intemerate veltroniane e felliniane sugli spot che interrompevano la visione dei film sulle reti del Biscione, il disprezzo per il parvenù e infine il trasfert: l'odio per Craxi, distrutto e portato alla tomba da Mani pulite, si trasferisce sul Cavaliere, reo di sconfiggere la gioiosa macchina da guerra occhettiana, divenendo alfiere di quella parte dell'elettorato rimasto orfano dei partiti travolti da Tangentopoli.

Per questi motivi, l'on. Cicchitto ha fatto benissimo a ricordare chi sono gli attuali seminatori di odio, benchè la semina sia iniziata da oltre un ventennio, sebbene sarebbe bastato e sopravanzato rammentare che quanto accaduto è l'inveramento di quanto affermò l'allora Pm Di Pietro: "io quello lo sfascio".

Non ci riuscì come Pm, per quei peccatucci di soldi nelle scatole e di mercedes e di calzini e quant'altro: ci sta provando da quando è sceso in politica e se il souvenir di alabastro scaglato da quel povero Tartaglia avesse raggiunto alla tempia il Presidente del Consiglio oggi ci accingeremo a celebrare le sue esequie, e con essa la morte della civiltà e della democrazia liberale: d'altro canto se nel nostro paese non è stato impedito l'assassinio legale di una povera ragazza disabile di nome Eluana Englaro, di cosa meravigliarci e scandalizzarci?


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16 dicembre 2009
diritti
Travaglio: ho il diritto di odiare e di augurarmi che il Cav ascenda nel Regno dei Cieli?

Marco Travaglio invoca il diritto all'odio e la possibilità di poter coltivare la speranza che il Cav, il Creatore se lo porti quanto prima nel Regno dei Cieli.

Per carità: un diritto intangibile, sacrosanto, nessuna rilevanza penale anche nello sperare che taluno muoia.

Tuttavia mi sa mi sa che stavolta Travaglio è stato autolesionista, giacchè se il Cav dovesse spegnersi prematuramente, Travaglio rimarrebbe disoccupato, a parte un "istant cocodrile book" sull'odiato Cav, dedicato a quest'ultimo visti i soldi che gli ha fatto guadagnare con una produzione industriale e seriale di libri e di articoli: pecunia non olet, vale anche per Travaglio.

 

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25 novembre 2009
politica interna
on De Magistris

A parte il gel, di cui fa uso abbondante, la spocchia dell'on. Luigi De Magistris è insopportabile.

Ho letto che a Catanzaro, tra gli adetti ai lavori, lo chiamavano Gigineddu flop, ma nessuno lo dice (tranne qualcuno) e nessuno, quando lo intervista, gli chiede se è vero o era una leggenda metropolitana.

Intanto con il suo sodale, con il quale condivide l'esperienza di ex toga e il dittongo nel cognome, dicono che sono ai ferri corti e Tonino ha paura che Gigineddu gli sfili la leadership dell'IdV.
Ci auguriamo che lo scontro salga al calor bianco e che porti quantomeno al ridimensionamento del partito dipietrescodemagistris, se non addirittura alla sua implosione.


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25 novembre 2009
spettacoli
Difetti
Tra i tanti difetti dell'on. ADP è che è viscido, oleoso, ruffiano.
25 novembre 2009
letteratura
Camilleri su Sciascia: era meglio tacere...
L'intervista su Sciascia rilasciata da Camilleri a il Fatto Quotidiano (www.antefatto.ilcannocchiale.it), contiene delle gravi inesattezze e delle accuse allo scriitore di Recalmuto - che, çà va sans dìre, non può replicare - davvero disgustose.
 
Sul Caso Berlinguer Guttuso, fu Sciascia a dire la verità, cioè che il segretario del PCI gli confessò l'esistenza di legami tra BR e servizi segreti di paesi dell'Est, e che quindi fu Guttuso, presente durante la conversazione, a smentire, mentendo,  il vecchio amico Sciascia, scatenando le ire di quest'ultimo, tanto che l'amicizia cessò.
 
Che Sciascia poi usasse i partiti come Enrico Mattei - come un taxi - è accusa disgustosa, giacchè sia quando fu eletto con il PCI (come indipendente), sia quando fu parlamentare radicale, Sciascia ha svolto il proprio ufficio con serietà, probità e indipendenza di giudizio, senza settarismi e senza approfittare del mandato parlamentare: il paragone con Mattei è assurdo, e storicamente improponibile.
 
Infine, su Tangentopoli. Qui Camilleri è reticente, giacchè Sciascia fu un fustigatore di alcuni magistrati (caso Tortora) e della deriva panpenalista che poi scoppiò con Mani pulite.
Certo il malaffare scoperchiato lo avrebbe disgustato.
Altrettanto certi falsi eroi togati poi passati in politica.
Camilleri dice che la loro era un'amicizia di serie B: secondo noi era un'amicizia di serie C e questo si vede quando Camilleri afferma che Saviano, quale narratore di mafie e camorre, è meglio di Sciascia.
Ma non va in pensione Camilleri?
 

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23 novembre 2009
SOCIETA'
Il Circo Mediatico Giudiziario
Non esistono regie, nè padroni, nè burattinai.
Il Circo si alimenta da sè, con le sue bestie, i suoi giocolieri e i suoi illusionisti.
Su più piste.

Da rileggere: Il circo mediatico giudiziario, di Daniel Souvéz La Rivìére, www.liberilibri.it 1996.


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23 novembre 2009
sentimenti
DJ & DS

La rubrica (se così si può definire), curata da Pierluigi Diaco, "DJ & DS" sul Foglio di ogni sabato, considerando peraltro che i DS non esistono più, è inutile e spesso insulsa: spero che il simpatico Diaco rinunci e che l'Elefantino gli offra un'alternativa.


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10 novembre 2009
diritti
Parla il Magistrato Ingroia: come volevasi dimostrare...

Primaditutto: ero sicurissimo che stasera a Ballarò ci sarebbe stato l'on. Antonio Di Pietro. Intuizione azzeccata, che il nostro ci sarà.
Spero, una tantum, che ci sia qualcuno pane per i dentacci del molosso molisano.

Veniamo adesso al Magistrato Dr. Ingroia e quanto ha detto a Napoli il 7 novembre, durante una conferenza organizzata, guarda caso, dall'Italia dei Valori sulla legalità, tanto per non cambiare.

"Io credo che siamo in una situazione di emergenza. Emergenza vera, effettiva, non le emergenze fittizie, create ad hoc per deviare l'attenzione dell'opinione pubblica. Non l'emergenza immigrazione, non l'emergenza magistratura, non l'emergenza intercettazioni.
Noi in Italia abbiamo un'emergenza democratica. E l'emergenza democratica che abbiamo nel nostro Paese nasce da una situazione attuale, contingente, che ha a che fare con l'attacco sistematico che si avvia verso una sorta di, passatemi il termine che riconosco un po' enfatico, soluzione finale - ma questa sensazione mi dà quel che sta accadendo negli ultimi mesi – sui due punti che poi sono cruciali, rimasti in qualche modo a presidio, che sono costituiti dagli unici presidi di controllo rimasti in piedi: la magistratura e la libera informazione.
Su questi snodi, in modo lucido e sistematico, si muovono le iniziative legislative attuali e all'orizzonte: quella sulle intercettazioni, ad esempio, ne costituisce soltanto l'ultimo anello. Non se ne è parlato per mesi, ma è stato messo nuovamente all'ordine del giorno presto al Senato perché venga rapidamente approvata la legge, così com'era stata approvata alla Camera.
Ma quel che sta accadendo in Italia, che è accaduto negli ultimi dieci anni – ripeto, è una mia opinione ma credo assistita da una serie di fatti – e che rende non enfatica, anzi direi quasi un eufemismo l'espressione che ho usato prima di emergenza democratica, è che noi non ci troviamo soltanto di fronte a una sistematica demolizione dei pilastri dello Stato di Diritto. Noi ci troviamo di fronte a una sistematica demolizione dello Stato.
Quello che è accaduto negli ultimi anni è una progressiva e radicale rimodulazione del modello istituzionale nel quale la differenza tra quella che in Italia chiamiamo la cosiddetta Prima e Seconda Repubblica, è che nella Prima Repubblica c'era una politica che svolgeva un ruolo di mediazione, talvolta inquinata da interessi privati e talvolta inquinata anche da interessi criminali, ruolo di mediazione svolto dalla politica che nella Seconda Repubblica semplicemente non esiste più.
Il problema, il modo col quale noi talvolta approcciamo il tema politica contro giustizia, guerra tra politica e giustizia... questo è un luogo comune facile ed è inutile smontarlo, ma noi abbiamo detto spesso nel passato che è errata l'immagine dello scontro tra politica e giustizia perché c'era una sola parte che picchiava contro l'altra, cioè la politica contro la giustizia.
Ma io direi un'altra cosa: noi, invece, non abbiamo avuto un assedio della politica contro la giustizia, abbiamo semplicemente perso la politica, perché le istituzioni e la politica sono state occupate dagli interessi privati, quindi è il privato che ha sostituito il pubblico.
La differenza, quindi, tra la Prima Repubblica e la Seconda è che è saltato qualsiasi ruolo di mediazione che, prima, la politica svolgeva nella cosiddetta Prima Repubblica.
Questo è quello che mi allarma, e mi preoccupa. In realtà quel che accade in Italia - secondo la mia valutazione ovviamente dal punto di vista di cittadino e non da magistrato che poi fa indagini e sostiene l'accusa nei processi: lì vale la prova e non le considerazioni –, come ci ricordavano uomini come Falcone e Borsellino, la lotta alla mafia non la puoi fare soltanto dentro i palazzi di giustizia, con le indagini e i processi: quelli si fanno con le prove, se ci sono e se non ci sono non fai ne l'uno ne l'altro. Ma per affrontare la mafia, che non è soltanto un'organizzazione criminale ma un sistema di potere criminale, la magistratura da sola non può vincere questo scontro. Occorre un movimenti ampio, di opinione, nella società. Ed è quello che Paolo Borsellino diceva con una frase che se dicessimo oggi saremmo accusati di essere politicamente schierati, che il nodo – diceva Borsellino – per la lotta alla mafia è essenzialmente politico, perché prima di una magistratura antimafia occorre una politica antimafia".

Che dire?
Anche il Dr. Ingroia, come il suo (ex) collega Peppino Ayala non ha letto, nè lo sfiora che esista, il saggio di Otto Kirchhemeir su Giustizia e Politica (vedi post di qualche giorno fa).


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9 novembre 2009
politica interna
Fini difeso da Malvino

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini si prepara giustamente a prendere lo scettro del Centro Destra italiano e a guidarlo nel postberlusconismo.
Naturalmente l'era postB è gia in fieri, e lo scranno di Montecitorio per Fini è il meglio che il Cav poteva offrirgli, sebbene l'esperienza non proprio felice con Casini, avrebbe dovuto indurre B a maggior cautela: ma tant'è!

In ogni caso, al di là della fuffa nella quale gli piace divertirsi, - per mordere salacemente Feltri & Ferrara - l'amico Castaldi alias Malvino, dovrebbe solo rispondere ad un quesito:
se a Gianfranco Fini la Procura di Milano (lasciamo correre le altre) avesse fatto il 5% di quello che ha fatto a B?


Insomma: è ora, era ora da anni in realtà, che la Magistratura si dia una regolata.
O con le buone, - come esorta l'Alto Colle - o con le cattive, intendendo per cattive misure draconiane e non bipartisan, visto che Bersani, convinto o no, ci rifila un dipietrismo in salsa dolce.



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6 novembre 2009
moda
Il gel dell'On. De Magistris
Visto ad Anno Zero, ieri sera.

Sarà pure che la chioma dell'on. Luigi De Magistris è un po' ribelle e indisciplinata, visto il personaggio è una ipotesi plausibile, ma usare gel e/o brillantina - visto il luccichio che emanavano i riccioletti del pugnace europarlamentare - mi sa tanto di tamarro.

D'altro canto anche il capo dell'IDV ne fa uso abbondante... mentre, nonostante le critiche, Marcolino Travaglio è tutto nàture.

Dacciò: ITALIA DEL VALORI TRICOLOGICI, suona meglio.

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2 novembre 2009
diritti
Di Pietro e il Caso Cucchi

Caro Direttore,

che il Signor "Io che ho fatto Mani Pulite e Noi dell'Italia dei Valori" si butti a capofitto nella vicenda del povero Stefano Cucchi, è semplicemente vergognoso e disgustoso.

Il giustizialismo che contribuì alla morte di Gabriele Cagliari e Raul Gardini - tanto per citare due vittime - che si trasforma in conveniente ed ipocrita garantismo, è nient'altro che sciacallaggio.

Saluti.

 
27 ottobre 2009
sessualità
Caso Marrazzo

Tanto è stato scritto e detto sul Caso Marrazzo, e tanto ancora sarà detto e scritto.

Noi, modestamente, diciamo solo due cosucce:

la prima: che Marrazzo, presentatore televisivo e giornalista, sia stato cooptato direttamente alla Presidenza della Regione Lazio, senza aver maturato nessuna, dicasi nessuna, esperienza politica e amministrativa, è un fatto che rimane incredibile, certo segno dei tempi, e quindi non è affatto casuale che Marrazzo abbia ceduto al ricatto.

La seconda: che Marrazzo si sia ritirato in un luogo religioso - Convento, Monastero... chissà! - per riprendersi dallo stress, è un altro segno dei tempi.
Brutto segno.


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21 ottobre 2009
diritti
Il Giudice Dr. Bruno Tinti e la separazione delle carriere

Per il Giudice Dr. Bruno Tinti, neo opinionista del Fatto Quotidiano e autore del noto saggio "Toghe Rotte" , la separazione delle carriere tra requirenti e giudicanti è del tutto inutile, giacchè  il Pubblico Ministero e il Giudice fanno lo stesso mestiere e svolgono le stesse funzioni: il primo raccoglie le prove e se si convince che l'indagato è colpevole chiede il rinvio a giudizio, ove in tal caso rappresenterà la parte accusatrice.
Il Giudice, sia GIP o giudicante nel processo, valuta le prove e se si convince che l'indagato è colpevole o lo rinvia a giudizio (GIP) oppure lo condanna.

Il ragionamento sembra che non fa una piega, ma in realtà il  Giudice Tinti sembra sia rimasto ancorato al Codice di Procedura Penale precedente a quello promulgato nel 1989, giacchè l'attuale Codice (che si ispira al principio accusatorio e non a quello inquisitorio) non solo pone sullo stesso piano processuale (compreso quello istruttorio e/o cautelare) l'Accusa e la Difesa, ma soprattutto prescrive che le prove si formino e si acquisiscano nel dibattimento, onde consentire al giudicante (e alla giuria popolare in caso di particolari delitti) di valutare tutte le prove che le parti processuali hanno articolato e sottoposto alla sua cognizione.

In sostanza nell'attuale Codice il giudicante è una figura terza, e quindi ontologicamente diversa da chi accusa e da chi difende l'indagato: e questo è un "fatto" inoppugnabile.

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20 ottobre 2009
moda
Chi va con lo zoppo....

Il capogruppo dei deputati dell'Italia dei Valori Mobiliari & Immobiliari, on. Massimo Donadi, sembrava un tipo a modo, mite, tranquillo e pacato.

Tuttavia mentre lo ascoltavo una oretta fa' mentre parlava alla Camera contro il Ministro Gelmini, i suoi toni accesi, urlati e da invasato mi hanno meravigliato, anche perchè tutto l'intervento dell'on. Donadi è stato urlato come un ossesso.

Ma poi di cosa meravigliarsi, se la cifra dipietrista si condenza nell'urlare, sbraitare, gesticolare, ossessionare, zittire, prevaricare, ammiccare?

Ecco per dirla in dipietrese: chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

Ed è questo il caso, per adesso, del mite on. Massimo Donadi.


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14 ottobre 2009
SOCIETA'
Se passava la legge sui gay
Se passava la legge sui gay, "sui gay" come ha scritto ridicolmente Repubblica, il cantante, attore, cabarettista Checco Zalone era spacciato, che lo arrestavano direttamente in tivvù.

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