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inpartibusinfidelium
ERESIE CONGETTURE DUBBI MEMORIE dalla parte degli infedeli

"IN PARTIBUS INFIDELIUM"

dedicato a Leonardo Sciascia

"a futura memoria, se la memoria ha un futuro"

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16 marzo 2010
diritti
Udite udite: ecco il nuovo art. 1 della Costituzione italiana

Alla luce dei recenti eventi pugliesi, - onde per inciso v'è da dire che la Puglia appare l'ombellico del mondo, dopo le escort e altri scandalucci, e l'ascesa del Nichivendolismo - la Carta Costituzionale è così riformata ed emendata:


"art. 1) L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sulle intercettazioni.
La sovranità appartiene agli intercettatori e loro ausiliari, che la esercitano nelle forme previste dalla Costituzione, senza nessun limite."

Si notifichi agli interessati. 
Grazie!

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4 marzo 2010
vita da impiegato
Un altro flop per Gigineddu flop

Stroncata l'inchiesta Why Not, quella che rese celebre il PM Luigi De Magistris e fece cadere il 2° Governo Prodi.

Un altro flop - direi clamoroso - per l'europarlamentare Gigineddu.

Ma anche stavolta, vedrete, farà la vittima, infarcendo le sue povere concioni di "pezzi di quà e di pezzi di là", che hanno tramato contro di lui.


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23 novembre 2009
POLITICA
Parabole politiche napoletane
Giulio Di Donato, già vicesegretario del PSI, già in Forza Italia, responsabile cittadino dell'UDEUR di Clemente Mastella.

Roberto De Masi, già pupillo di Giulio Di Donato, già vicesegretario della FGSI, già nello SDI, è nell'UCD di Pier Casini.

Non giudico, sono amici e compagni, ma tant'è.

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17 novembre 2009
CULTURA
Leonardo Sciascia 1989

IN OCCASIONE DEL 20° ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI

LEONARDO SCIASCIA

SCRITTORE E PARLAMENTARE

IN PARTIBUS INFIDELIUM

LO RICORDA GRATO E COMMOSSO

A FUTURA MEMORIA

SE LA MEMORIA HA UN FUTURO

www.regalpetra.org


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6 novembre 2009
SOCIETA'
Gustoso scambio inpartibus/malvino

Ecco la replica di Malvino alle mie obiezioni di ieri (vedi post) sulla vicenda del Crocifisso a proposito delle deduzioni del giurista MicheleAinis: 
http://malvino.ilcannocchiale.it/2009/11/05/a_margine.html

Più tardi una controreplica.


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23 ottobre 2009
VIAGGI
Scoop: confessione del blogger

Nel 1995, in agosto, mi recai in vacanza in Tunisia e passai anche per Hammamet dove viveva in esilio Monsieur lè President, alias Bettino Craxi, al quale inviai una lettera e due libri che Bettino molto apprezzò, inviandomi una lettera di suo pugno a settembre, con mittente sconosciuto, per ovvi motivi. Intanto però ad Hammamet non potetti frenare il mio istinto goliardico e burlesco e inviai una cartolina, con le spiagge della località tunisina, all'allora Procuratore Capo di Milano, Dr. Francesco Saverio Borrelli: ne parlarono i giornali - vedi in seguito - e dopo ormai 15 anni mi sembra sia venuto il momeno di svelare il mistero: la mandò codesto blogger, che ne è ancora orgoglioso e per nulla pentito, surrogandosi a Bettino.

LA POLEMICA

Quell' " offerta " a Craxi Il capo del pool smentisce

MILANO . Cresce la polemica tra il pool Mani Pulite e l' avvocato Carlo Taormina. Oggetto del contendere: la presunta promessa di "non arrestare Craxi in cambio del rientro in Italia". Una "offerta di accordo" riaffermata ieri dal difensore del leader psi, ma smentita da tutti i magistrati: dal procuratore Saverio Borrelli al sostituto Paolo Ielo (nella foto), che aveva ottenuto i due mandati di cattura contro Craxi.
E da Hammamet intanto arriva a Milano una cartolina beffa spedita a Borrelli da un sedicente "Bettino": "Molto meglio qui che a San Vittore. O no?".
Il nuovo turbinio verbale sul caso Craxi si era aperto l' altra sera con questa dichiarazione di Taormina a Telemontecarlo: "Un sostituto procuratore di Milano mi ha contattato, quest' estate, per cercare di convincere Craxi a tornare in Italia. In cambio, non sarebbe stato probabilmente arrestato. Ma io ho rifiutato qualsiasi accordo, perche' Craxi non ne ha bisogno". Ieri Borrelli ha replicato cosi' : "Escludo nella maniera piu' assoluta che uno dei miei sostituti possa avere fatto quella proposta a Taormina. Si tratta di una cosa talmente assurda che esula dalle nostre possibilita' operative. A meno che l' avvocato non si riferisca a un colloquio informale, puramente teorico, con un sostituto non del pool". Subito Taormina, per telefonino, ribadisce che "l' offerta ci fu", senza precisare chi l' abbia fatta, e soggiunge: "Considero gravissima l' accusa di dichiarare il falso rivoltami da Borrelli". Quindi tocca a Ielo smentire: "Se Taormina si riferisce a me, si tratta dell' ennesimo colpo di sole estivo". "Contattato quest' estate di fronte a due testimoni . precisa il pm ., ho fatto presente a Taormina che i provvedimenti per Craxi furono emessi sulla base del pericolo di fuga e che l' unico modo per eliminare questo presupposto era la presentazione spontanea del suo cliente". Dunque, "nessuna promessa e nessun impegno, anche perche' il potere di cattura e di liberta' non appartiene al pm ma ai giudici". Nel pomeriggio Taormina ribadisce la sua versione e annuncia querele contro Ielo e Borrelli. Quest' ultimo, in serata, ribatte: "Ielo ha detto una cosa sacrosanta. Chiarire che il pericolo di fuga cessa con la costituzione, e' un' ovvieta' . Tutt' altra cosa sarebbe stata una promessa"
Pagina 4
(7 settembre 1995) - Corriere della Sera


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9 ottobre 2009
politica estera
A Barack Obama il Nobel per la Pace!!!!!!

Mai, dico mai, avrei immaginato che un filoamerikano come me, avrebbe storto il naso per l'attribuzione del Nobel per la Pace ad un Presidente degli Stati Uniti, peraltro abbronzato.
Se il Nobel per la Pace si concede solo per le chiacchere - visto che Obama siede alla Casa Bianca da 8 mesi scarsi e che  tutti gli scenari di guerra, cui partecipano gli USA, si sono radicalizzati, divenendo sempre più cruenti - beh... allora a Stoccolma si sono bevuti il cervello.

 

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21 settembre 2009
politica interna
Trasferimenti in Afghanistan

Attesa la notoria "mission" del partito Italia dei Valori, non pochi pensano che l'intero partito, a cominciare dal suo Leader Antonio Di Pietro, compresi deputati, senatori ed europarlamentari nonchè dirigenti e quadri locali, dovrebbe essere trasferito in blocco in Afghanistan, quantomeno a dirigere le carceri e in qualità di consulenti di Karzai per gli affari di Giustizia e la gestione dei Tribunali.

Certo, l'Italia pur rimanendo senza Valori ci farebbe un affarone, ma sarebbe giusto per quei poveri afgani passare dal Mullah Omar al Mullah Tonino?

Che c'azzecchiamo noi, direbbero gli afgani, con l'Italia dei Valori?

1 settembre 2009
sessualità
B & B ossia Berlusconi & Boffo

Dunque c'è un B che tromba e magari, forse, paga pure talvolta per trombare.
Nulla di nuovo sotto al cielo: da Palazzo Venezia, dove il Duce trombava e fotteva rapidamente, dicono senza neanche calarsi i pantaloni, alla Casa Bianca dove JFK, e poi l'emulo Bill, seminavano sperma.
Insomma. cazzi loro, e il reato dov'è? Boh!

Poi c'è un altro B, cattolico mica come il sudddetto B (anarcoetico), cattolico coi fiocchi che sennò non ce lo facevano Direktor dell'Avvenire, no?
Dicono che sia gay, frocio: e sono cazzi suoi.
Però se questo B, condannato con patteggiamento o meno poco conta, abbia commesso dei reati di ingiurie e molestie e la cosa sia stata tacitata, anzi insabbiata dai media, beh c'è una differenza con l'altro B, o no?


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28 aprile 2009
Malvino il Travaglio dei mangiapreti

Ormai la mission e il core business del superblog di LC, alias Malvino, è concentrato sulla religione cattolica e sulla Chiesa.

Certo ogni tanto ci sono spigolature extra moenia, quando Malvino pizzica Christian Rocca oppure fa a pezzi il Cav, giacchè il trattamento riservato a Giuliano Ferrara è tutt'uno con l'ateodevotismo dell'Elefantino, onde è intra moenia.

Ora, una cosa è certa: LC non è un anticlericale - mangiapreti da strapazzo come un Marco Cappato, tanto per dire.
ll nostro infatti è fine esegeta di libri teologici, di documenti vaticani, di interviste o saggi di alti prelati, talchè egli si muove felpato e felino tra i libri sacri come e meglio di un seminarista, è una spanna sopra di un fervente diacono, e non osiamo dire che è come un buon sacerdote, magari gesuita, per non attirarci le ire funeste del buon amico.

Il tutto poi è condito da informazioni di prima mano, da argute osservazioni, da rilievi pertinenti e impertinenti, da fonti scodellate in modo puntuale, per non dire di cosucce prelibate che il nostro chissà come e dove pesca e scova.

In ogni caso, a parte le critiche che gli abbiam mosso con fermezza affettuosa, una cosa ci fa girare i cabassisi e cioè che LC non rivolge mai i suoi strali ai seguenti sacerdoti:
Alex Zanotelli - Don Vitaliano della Sala - Don Gallo - Enzo Banchi - Don Ciotti, tanto per fare qualche nome.

Ma tutto ciò non conta, perchè se l'Italia fosse un paese più serio, LC, alias Malvino, potrebbe divenire subito il Marco Travaglio degli anticlericali e dei mangiapreti... chè già me lo vedo ad Annozero presentato da Michele Santoro.. e sarebbero dolori
!


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27 aprile 2009
sessualità
Italia dei Pompini

" Fenomeno Di Pietro", ecco il titolo dell'Infedele di Gad Lerner ancora in onda su LA7.
Tuttavia, nonostante ospiti come Panebianco e Cofferati, - visto che la fogliante Rizzini e il forzista Straquadario sono stati poco efficaci - non sono riusciti ad andare al cuore del problema dipietresco, questo abbiamo pensato e immaginato: un'Italia dei Pompini, ci sembra il  miglior augurio, forse troppo generoso, al partito di Tonino e di questa larva di Donadi, capogruppo dell'IDV alla Camera.

D'altro canto tutto è tornato quando - durante una pausa pubblicitaria - abbiamo fatto zapping e su RETE4 abbiam visto uno spezzone di un film di Aldomovar dove il protagonista trans - in onore, presumiamo, del Vattimo filosofo pure da Gad stasera - succhiava e spompinava alla grande.
Il cerchio, anzi il risucchio, quadra.

Italia dei Pompini.


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21 aprile 2009
spettacoli
Statizzazione della Satira o Satira di Stato?
 
Al direttore - Sarà che per la crisi economica sono tornati di moda Keynes e il pensiero statalista, tuttavia giustificare e teorizzare una statizzazione della satira e/o una satira di stato mi sembrano una gran fregnaccia e una ridicola furbata: tutto il resto è noia e guapparia.
 
Cordiali saluti.

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30 marzo 2009
SOCIETA'
Una risposta a Malvino

Le ragioni che spingono Malvino (vedi link) a criticare la Chiesa Cattolica non mi sono mai sfuggite, tuttavia la sua risposta ad un lettore che gli chiedeva conto dei suoi "continui attacchi cattivi", mi offre l'opportunità di svolgere le seguenti considerazioni.

Prima, però, è necessario premettere che lo scrivente blogger è cresciuto in una famiglia, in entrambi i rami, paterni e materni, molto cristiana e molto cattolica, tant'è che mia nonna paterna era la presidentessa delle ACLI femminili nel paese dove viveva.

Non era, tuttavia, la famiglia paterna democristiana o, in precedenza popolare, giacchè mio nonno (nato nel 1882) fu da sempre socialista e così mio padre e il fratello, che fondarono già nell'aprile del 1945 la locale sezione della Gioventù Socialista intitolandola a Giacomo Matteotti. Socialismo, quello, già riformista, non marxista nè estremista, certo liberaleggiante, che si raccordava alla tradizione umanitaria e cristiana che sempre ha contraddistinto un filone del socialismo, soprattutto nelle zone rurali e agricole, - dove viveva la famiglia paterna - come testimoniava Ignazio Silone (tra i primi autori che mio padre, appena finita la 2° guerra mondiale, ebbe modo di leggere), quando nelle sezioni del partito socialista del suo paese abruzzese e tra i suoi cafoni di Fontamara, c'era affisso anche un manifesto di Gesù Cristo.
In questo humus, benchè sia nato e vissuto a Napoli, non fu poi un caso se a 15 anni cominciai a frequentare l'Oratorio dei Padri Gesuiti vicino casa, dove nella Comunità di Vita Cristiana, cui demmo vita con altri coetanei sotto la guida di sacerdoti e diaconi, feci una straordinaria esperienza di fede, umana, spirituale e culturale durata quasi 5 anni e che mi ha segnato in maniera indelebile, nel bene e nel male. 
Poi ci fu la rottura. Quel mondo mi stava stretto, e per alcuni anni divenni fortemente critico sia della dottrina cristiana, sia della Chiesa, onde mi sentivo, alla Silone, "un cristiano senza chiesa".

Non sapevo però che sarei diventato anche un socialista senza partito, dopo il ciclone di Mani Pulite, ma questa è un'altra storia.

Nel tempo, tuttavia, ho rivisitato la mia esperienza e recuperato la mia eredità cristiana, ricollocandola dentro la mia vita come un aspetto centrale e vivificante, allentando la mia critica estremista alla Chiesa, giacchè proprio io ero il testimone che la Chiesa non era "una e monolitica", ma una Comunità plurale, vivace, variegata e articolata, che declinava il Vangelo in modalità anche diverse e divergenti (e d'altro canto, guarda caso, con la Comunità dei gesuiti avemmo un dissidio con l'allora Cardinale Ursi, che tenemmo punto in considerazione).

La Chiesa come istituzione e gerarchia hanno il mio rispetto, ma non la mia obbedienza nel solco ignaziano e gesuitico - perinde ac cadaver - giacchè mi persuadono maggiormente le parole di Silone quando affermava che "la coscienza viene prima dell'obbedienza e che Cristo è più grande della Chiesa".
Mi sforzo di praticare i precetti mosaici ed evangelici, conscio che Cristo è venuto per i peccatori e non per i giusti, e mi sono convintamente sposato in Chiesa e ho fatto battezzare i miei due figli, ai quali voglio dare un'educazione cristiana, atea al Demonio. 

Ciò premesso, penso che l'affermazione di Malvino secondo la quale se si ha fede bisogna consegnarsi completamente alla Chiesa è destituita di ogni fondamento quantomeno empirico. 
Non parlo del passato, nè m'interessa giacchè non da oggi la Chiesa è una Comunità articolata, variegata e disomogenea anche se solo pensiamo all'Italia.
Come si è visto nel Caso Englaro fior di sacerdoti, a cominciare dai noglobal Don Gallo e Don Vitaliano Della Sala, erano a favore della battaglia di Beppino Englaro e ciò vale per altri tantissimi casi dove la voce della gerarchia vaticana è stata criticata e disattesa. Consegnarsi integralmente alla Madre Chiesa è un precetto, come scritto prima, soprattutto del gesuitismo, che vale per coloro che prendono i voti e per i Santi (eppure ci sono le dovute eccezioni). 
Le pecore, cioè il gregge, sono per lo più smarrite e cercano liberamente di dare un senso cristiano alla loro vita e alle loro relazioni.
La fede è un avvenimento scaturito dall'incontro con Cristo, un incontro che si sviluppa nell'arco di una vita e che è fatto di contraddizioni, di paure, di interruzioni, di paradossi, di alterne fortune e anche di bestemmie. Un incontro libero e anche duttile, non quello nicciano tra schiavo e padrone. Declino in questa modalità il mio essere cristiano e il mio sentirmi parte della comunità ecclesiale: nessun sacerdote, nemmeno il più arcigno e ortodosso, mi ha mai ripreso per questo o mi ha detto che in tal guisa sono fuori dalla Chiesa.
Che la Chiesa, poi, sia un cancro della società mi sembra affermazione propagandista.
Al netto del male che la Chiesa ha certamente commesso nei secoli, penso soprattutto al bene che essa, soprattutto come Comunità di credenti, ha fatto all'umanità nel momento in cui ha annunziato la parola di Cristo, testimoniandone la validità, giacchè buona parte dei comportamenti virtuosi - sia individuali che sociali - traggono fondamento nei precetti mosaici e nei precetti evangelici, precetti che hanno innervato le migliori legislazioni di tantissime nazioni, ispirando la Dichiarazione dei Diritti dell'Umanità e quant'altro. 

Quanto alle definizioni - progressisti, moderni, adulti, moderni etc. - che giustamente Malvino stigmatizza, io penso che siano inadeguate e che rispondano a criteri per lo più politici. Penso che ciascuno può liberamente sentirsi cristiano e declinare la sua vicinanza a Cristo nel miglior modo possibile e la modernità della Chiesa sta proprio nella sua duttilità, nel suo pragmatismo e nel suo ecumenismo, ciò che le ha consentito di sopravvivere per oltre 2000 anni.

Se queste sono forme di protestantesimo occulto, conscio o inconscio non m'interessa, giacchè la mia formazione di cristiano e la mia fede non mi creano nessun imbarazzo quando, a mio avviso, la Chiesa - che sia il Papa, la CEI, un Cardinale o un semplice sacerdote diocesano - affermano idee che io non condivido.
Non per questo non mi sento cristiano, nè meno cattolico di altri, giacchè la Chiesa è una comunità di credenti.
Liberi.
12 marzo 2009
POLITICA
AUTODETERMINAZIONE BIOLOGICA ED EDILIZIA

 Al direttore - Non riesco a capire perchè
un cittadino italiano che ha
ottenuto un provvedimento dell'Autorità
Giurisdizionale con il quale è
stato autorizzato a porre fine alla
vita della figlia è un eroe, mentre
quello stesso cittadino se amplia
la propria casa, in forza di una
legge e successivo timbro
dell'Autorità Amministrativa e/o
Giuridizionale, del venti per cento è
un farabutto, un imbroglione, uno
speculatore, un costruttore abusivo.
Siamo ridotti ormai a questo: la
vita di una persona, diversamente
viva, vale meno di un paio di
tramezzi e di un tetto che coprono
trenta, quaranta metri quadrati di
gesso, cemento e intonaco:
autodeterminazione biologica ed eutanasica sì, edilizia
no.

Saluti amari.

11 marzo 2009
politica interna
Di Pietro: Berlusconi come Saddam Hussein

Intervistato ieri sera da Bianca Berlinguer al TG3, il nostro Tonino Di Pietro non smette di stupire, laddove ha detto che Berlusconi è come Saddam Hussein.
Alle rimostranze un po' impacciate della Berlinguer, Tonino ha cercato di fare marcia indietro senza successo.

Certo oggi i TG - e domani i giornali - ne parleranno e fioccheranno le polemiche e Tonino sarà sulle prime pagine.

Dopo Hitler e Videla, adesso il Cav è come Saddam Hussein.
Restano nell'arsenale di Tonino: Pol Pot, Fidel Castro, Mao, Idi Amin. Bokassa, Kim il Sung, Chavez, i Colonnelli della Grecia, Francisco Franco, i Salazar portoghesi, Lenin e Stalin.


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2 marzo 2009
E' tutto un fiorire di: ma che male vi fo?

JimMomo, l'ottimo blog di Federico Punzi, già compagno di avventure in LIBMAGAZINE, non è il solo nel sostenere - si veda l'ultima dialettica con Polito e la sua citazione di Sir Darherdorf - che Noi che vogliamo morire, quando ci siano o ci saremo scassati i cabbasisi di terapie mediche et similia, in fondo che male che facciamo agli altri?
Chi danneggiamo?
E' vero.
A rigor di logica a chi fate del male?
Tuttavia, ci permettiamo di osservare: e chi te lo impedisce, se la tua volontà è stata espressa in modo chiaro, univoco, autentico e reiterato nel tempo? Cavoli tuoi se poi hai cambiato idea e non puoi manifestarlo: ma non ti crucciare ci sarà sempre un tutore, con il curatore speciale, a fare le tue veci, a decidere per te, con tanto di Decreto dell'Autorità Giudiziaria.

Ah no!
Cribbio ecco l'obiezione superliberale: lo Stato, cioè la Legge, mi deve autorizzare.
Voglio il timbro.
E lo voglio pure sul tavuto (la bara).
Insomma non si capisce: se rivendico un diritto individuale, perchè la collettività si deve interessare di me e autorizzarmi?
Cazzi miei?
Cazzi tuoi!
Hanno detto: il Sig. E ha rifiutato una prassi clandestina.
Oh diamine, è clandestino ciò che faccio a casa mia?
E' clandestino che un mio caro, giunto al termine della sua vita, mi chieda con il conforto del medico, di porre fine alle sue sofferenze?
Ho il dovere di dirlo ai giornali? Ai Radicali? A Marco Cappato?
Di andare da Fabio Fazio e la Dandini?
Di rivolgermi alla Magistratura?

Clandestino.
Clandestino.
Eppure sono gli stessi, più o meno, che hanno fatto un gran casino contro l'emendamento leghista che consente ai medici di segnalare i clandestini.
Ah i migranti non sono clandestini, tutt'al piùirregolari.
Bene, forse è irregolare quella famiglia che prende certe estreme decisioni, dicendo altolà burocrate: qui è casa mia.
Proprietà privata.
Vita mia.
Principio aureo del liberalismo.


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16 febbraio 2009
SOCIETA'
la scomunica di Malvino

Ho sempre avuto - e anche tutt'ora - grande stima, e una smisurata simpatia, per l'autore dell'ottimo blog Malvino.

Molte cose ci hanno unito e ci uniscono, altre ci hanno diviso e ci dividono.
Stavolta sul Caso E - che ribattezzerei l'Affaire E - un mio post (quello che precede questo) ha urticato Malvino, che ha lasciato un post indignato con un commiato definitivo, quasi un testamento, sebbene non biologico.

Nell'apprezzare che è il mio post ad essere giudicato "stronzo", sperando che l'addio non sia così eutanasico - tanto per stare in thema - devo diro che capisco la reazione, giacchè Malvino - e quasi tutti i radicali (con alcuni sono reduce da una bella e anche dialettica discussione) - quando le obiezioni non sono di natura religiosa e/o non coinvolgono la posizione della Chiesa, quando cioè le loro idee e le loro battaglie sono criticate con altri argomenti, magari usando i loro argomenti, vanno un po' in crisi e talvolta in tilt.

E' che loro pensano di essere i solo custodi del verbo liberale e libertario, onde facilmente talvolta scivolano nel dogmatismo e nel settarismo, e non ammettono eresie, laddove, invero, proprio perchè il liberalismo e il libertarismo non sono ideologie o religioni politiche, possono essere declinate con libertà.

In ogni caso, sulla famosa foto di E - com'era, in che condizioni era - non pensino Malvino & company di spaventare nessuno e ricordino un efficace manifesto dl Partito Socialista durante il Referendum sul Divorzio, che così recitava:
"TIRERANNO FUORI LA FOTO DI TUO FIGLIO PER FARTI VOTARE COME ALMIRANTE".

E chi ha orecchie per intendere intenda.
Arrivederci.


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12 febbraio 2009
SOCIETA'
"Innegabilmente" Roberto Saviano dixit

Roberto Saviano - il cui cursus honorum è noto a tutti - talvolta ha il vizietto di occuparsi di cose che non sa e che non capisce.
Oggi su Repubblica anche lui dice la sua sul caso E.
Esortando gli italiani a chiedere scusa a Papà Beppino, un po' imitando il famoso titolone dell'Unità - attribuito a Piero Sansonetti - quando Lady Diana morì sotto il ponte dell'Almà: "Scusaci Principessa".
A parte che non si capisce perchè gli italiani dovrebbero chiedere scusa al Sig. Englaro - e poi quanti italiani? Tutti? Una parte? Boh! - il fatto è che Saviano afferma cose strepitose.
Afferma che innegabilmente - ripetiamo: innegabilmente - E. espresse la propria volontà di morire.
Innegabilmente un cazzo, caro Saviano, a meno che Lei non si inchina anzi si prostra innanzi a quanto hanno ricostruito le Autorità chiamate a pronunziarsi, sul cui operato - checchè ne dica il Procuratore Caselli - è lecito se non doveroso dubitare.
Ma Saviano non si ferma e nella sua sparata, arriva ad affermare una concezione del cristianesimo totalmente priva di fondamento.
Ci sarebbe stata una mancanza di rispetto del dolore, dice Saviano.
E questo, prosegue, è contro l'etica cristiana.
Ma l'etica cristiana, caro Saviano, non dice che dinanzi a ciò che appare una ingiustizia bisogna tacere perchè nella commissione dell'ingiustizia c'è un attore che soffre.
Anzi: il cristiano deve gridare e testimoniare con fermezza, quello che gli sembra un atto ingiusto e deve profeticamente ammonire.
Forse non potrà condannare e forse non potrà esprimere un giudizio ultimo - spettando questo al Padre misericordioso - ma certo non potrà tacere, giacchè verrebbe meno alle conseguenze che il dono della fede gli ha attribuito.
Caro Saviano, hai scritto un articolo pieno di fregnacce.
Ma non è colpa tua, la colpa è di chi ti usa e ti solletica ad intervenire su questioni sui cui faresti bene a tacere.

Una cosa solo aggiugno: che ci sono alcuni italiani che hanno compassione e pena per il Sig. Englaro, perchè dovrà convivere per il resto della sua vita con un rimorso immenso, chiedendosi se invece di fare questa falsa battaglia per la libertà, sarebbe stato meglio per la figlia dedicarsi a lei.
Accudendola. Proteggendola dai falsi consiglieri. Coccolandola.
Curandola. Aprendo la sua casa ai parenti e agli amici e a tutti gli italiani per ottenere conforto, condivisione e solidarietà e tentare una terapia non solo medica e clinica, ma di amore, contatto, vicinanza.
Per stare vicini ad E.
E darle una speranza.
Tuttavia una cosa è e sarà certa: almeno i cristiani hanno già perdonato Papà Beppino.
Non so invece se saranno perdonati i suoi stolti consiglieri che già tramano per candidarlo alle Elezioni Europee: ecco chi si vuole appropriare del corpo di E, facendone un feticcio!


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permalink | inviato da inpartibusinfidelium il 12/2/2009 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 febbraio 2009
SOCIETA'
l'Eroe Civile e i Fantastici Quattro
Hanno detto e lo ripeteranno che il Sig. Giuseppe Englaro per la sua battaglia in favore della libertà di sua figlia di morire, è stato un Eroe Civile.
Alcuni, entusiasti - mentre il medico legale cominciava l'autopsia e una ditta di onoranze funebri con relativo becchino si apprestava al suo pietoso compito - si sono spinti più in là: si merita una Medaglia al Valor Civile.
Alcuni, in un tripudio di gioia, non hanno retto all'emozione costituzionale e hanno esortato l'Alto Colle Quirinalizio a nominare il Sig. Englaro Senatore a Vita (e nel caso di specie quello "a Vita" suona un po' strano, se non blasfemo).

Noi che sommessamente dissentiamo vorremmo solo far notare a questi cultori della libertà:
e che dire di tutti quei padri e quelle madri che da anni se non decenni si dedicano con abnegazione e con enormi sacrifici alla cura, alla consolazione e all'assistenza  dei loro figli in condizioni come quelle di Eluana?
Che sono questi Supereroi?
Quante Medaglie dovrebbero avere?
Quanti scranni di Senatore a Vita?
Quante volte dovrebbero andare da Fabiofazio?

Via su.

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permalink | inviato da inpartibusinfidelium il 11/2/2009 alle 19:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
31 gennaio 2009
politica estera
Il fardello del non pacifista (a proposito dell'uso pornografico della morte dei bambini)

IL FARDELLO DEL NON PACIFISTA



La guerra di Gaza, – con i suoi lutti e le sue macerie – non lascia indifferenti chi ama Israele.

Perché amo Israele. Perché è l’utopia realizzata di un popolo perseguitato ingiustamente dopo millenni, sottoposto ad un tentativo genocidiale senza precedenti. Tentativo in massima parte riuscito, giacchè l’ebraismo oggi vive e pulsa non più in Europa, ma essenzialmente negli Stati Uniti e in Israele. Amo Israele perché è la vendetta più sublime che si sono meritati i nazifascisti. Amo Israele perché è il rifugio di ogni ebreo e al tempo di chiunque voglia vivere da uomo libero. Perchè è una nazione nata dal basso, che ha mixato etnie diverse e talvolta agli antipodi. Un esempio di società multietnica e multiculturale, dove convivono usi e costumi diversissimi, eterogenei. Perché è un unicum. Una società democratica e liberale, con laboratori di socialismo, nel cuore del medio oriente. Ha molti nemici Israele. Prima della sua nascita. Durante la sua faticosa costituzione. Appena nacque c’era già qualcuno pronto a distruggerlo. Non vi riuscì. E non vi riuscirà mai.

Induce invidia Israele.

Terre desertiche trasformate in agrumeti e giardini. Città moderne. Università di eccellenza. Ospedali all’avanguardia. Un fiorire di cultura. Di arte. Architettura. Letteratura. Cinema. Musica. Premi Nobel. Hitech e Biotech. Una democrazia viva, litigiosa, che sa unirsi quando è necessario. Una magistratura indipendente. Media e giornali liberi. Non c’è nulla in cui Israele non eccella. Ci sono puttane, ladri, assassini e pure una discreta mafia. Accoglie e protegge gli omosessuali palestinesi che nella loro terra sono massacrati. Non vige la pena di morte in Israele, diversamente dalla Palestina, dove si ammazza con sentenze e senza sentenze. Per quei morti sul patibolo giammai si sono accese le luci del Colosseo e nessuno ha mai protestato. Accoglie profughi da tutto il mondo. Pensate che meraviglia per un popolo, che certo non è mai stato omogeneo a dispetto di una diffusa vulgata, ritornare alla terra dei padri e riunirsi a quelli che erano sempre rimasti. Lassù a Gerusalemme, poiché se vi fu diaspora, vi furono ebrei che da sempre hanno abitato in quella terra.

Divago.

Per dire semplicemente che il fardello feroce delle morti di Gaza è dentro di me. E di tutti quelli che conosco e che amano come me Israele. Noi sappiamo che i bambini di Gaza, – mostrati oscenamente e direi con gusto pornografico dai malvagi e dai compassionevoli di professione a senso unico – sono stati usati per fini di immonda propaganda. Tutti sanno che i miliziani di Hamas hanno imposto alle famiglie palestinesi di offrire le loro case come basi per lanciare missili. Onde così farli morire dal fuoco israeliano. E se si rifiutavano li uccidevano. Tutti lo sanno. Ma nessuno, o quasi, lo ha detto. Nessuno, o quasi, ha il coraggio. Hanno usato come scudi bambini, vecchi, donne. Hanno usato il sangue e le budella per intimidire e per provocare e per dire ecco Israele: che schifo!

Ancora una volta qualcuno è cascato nel tranello. Questi di Hamas (e tanto dicasi per AlQuaida, per Hizbollah e per la combriccola dei pasdaran iraniani) sono dei fascisti matricolati, ma non abbiamo il coraggio di dirlo. E anzi, come un paradosso beffardo, è stato addirittura detto, in queste settimane, che Israele è il nuovo fascismo. Il nuovo nazismo. Che il Sionismo (un ideale risorgimentale e socialista) è una ideologia razzista. La Svastica del Terzo Reich si fonde magicamente con la Stella di David. Sono bestemmie.

Che offendono la verità e offendono i milioni di morti ebrei ammazzati dai nazisti. E i loro eredi. Una bestemmia che offende me, studioso non professionale della Shoah, della 2° Guerra Mondiale e del Nazismo. E se poi Gaza è come un Lager, come dice il Cardinal Martino… beh!

Questo è quanto. Ma questo non significa essere indifferenti. Non soffrire. Questo è il dilemma morale del non pacifista. Cioè dell’uomo di pace che cerca la concordia. Di colui che ritiene legittimo, giusto e necessario in alcuni casi, quale extrema ratio, usare la forza. Cioè fare la guerra. Significa portarsi dentro il dolore. Il pacifista integrale non vive questo dilemma. Egli rifiuta, “senza se e senza ma”, l’uso della forza e fare la guerra. Non vive e non incarna il dilemma. Lo esclude a priori. Lo strazio non lo sfiora. Egli condanna. Censura. Ma non incarna il dubbio e l’angoscia di chi ritiene legittimo per autodifesa o per fini preventivi usare l’opzione militare. Chi fiancheggia la guerra, in qualunque modo, anche a distanza di migliaia di chilometri, si accolla sul groppone e sulla coscienza un peso morale enorme. Un peso morale che il pacifista integrale non conosce, non vive e non può capire: il pacifista infatti soffre per il male che vede commesso da altri e del quale lui non è in alcun modo responsabile. L’uomo di pace che cerca la concordia, e non esclude l’opzione militare, invece soffre per un male, sebbene necessario, che egli stesso fiancheggia, seppure in modo indiretto, ideale e intellettuale: in ogni caso si sente responsabile. L’odore del sangue, ancorchè mediatico, lo nausea e la guerra rimane comunque oscena. La chiarezza morale, la lucidità politica e l’integrità etica di chi fiancheggia la guerra, - laddove esistono, perché non sempre sussistono - sono del tutto estranee al pensiero pacifista integrale: egli sfugge invero al dilemma di come combattere il male e proteggere l’innocente, ed è inseguito dall’ammonimento di George Orwell: il pacifismo è obiettivamente filofascista.

Insomma, anche il miliziano di Hamas fanaticamente odiatore degli ebrei e di Israele è un uomo. E allora figuriamoci un bambino palestinese. Come mio figlio. Gioca. Vede la TV.  E ad un tratto un missile gli arriva in casa e lo dilania. E lo polverizza. E la stessa sorte è capitata a tanti bambini israeliani ai quali quel pezzo di marmellata avariata di Vauro e quel sepolcro imbiancato di Michele Santoro non hanno dedicato mai una vignetta, mai offerto un regalo e mai imbastito una trasmissione.

Non li vediamo e non sappiamo i nomi di questi bambini giudei, perché Israele rifiuta l’uso propagandistico del sangue e delle viscere sparpagliate sulla strada.

E allora capisci.

In questo cimitero, ti affacci e vedi bambini impauriti e morti, senza fare nessuna differenza. Poi vedi i loro governanti e i loro genitori e capisci la differenza. Gli uni mandano al macello i loro figli. Gli altri li proteggono.

La differenza morale diviene essenziale. E lena il dolore per ogni bimbo morto. Lo lena con difficoltà. Giacchè il dolore permane e il dilemma non scompare.

Restano le parole, ahimè attuali, di Golda Meir: “quando gli arabi ameranno i loro figli più di quanto odiano i figli di Israele, allora si farà la pace”.

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